Senza
pretese di una puntuale ricostruzione storica, ma affidandomi
unicamente alla memoria vorrei fare una comparazione degli esercizi
pubblici oggi in attività nel nostro territorio comunale con la
situazione del passato. Mi sembra che si possa partire dai primi anni
Cinquanta del secolo scorso per avere un“ filmato ” chiaro di
come si sono evolute le cose. Il lasso di tempo esaminato non è
brevissimo anzi, considerevolmente lungo. Pertanto, credo sia
sufficientemente significativo per un corretto raffronto dei dati che
cercherò di ricostruire. Spero di non tralasciare alcuno dei
“protagonisti”, nel qual caso chiedo anticipatamente scusa.
Ebbene, appena attraversato il ponte sul rio Rin a Mare troviamo
sulla sinistra (direzione Sappada ) il fabbricato dell’ ex albergo
ristorante ora solo bar ) Fabian
che era l’ esercizio pubblico più importante e conosciuto nel
nostro Comune e non solo.
Già
dagli anni Quaranta dotato di biliardo, tavolo da ping pong e campo
da bocce per i clienti, fu anche il primo a dotarsi di un televisore
in bianco e nero in occasione delle Olimpiadi di Roma nel 1960. L’
attività alberghiera e di ristorazione risale all’ inizio del
Novecento, ( mi è capitato di leggere la pubblicità su una vecchia
guida turistica “Dalla Piana Veneta alle Alpi
Cadorine” edita a
Padova nel lontano 1923).All’
epoca dei miei ricordi l’ esercizio era condotto dai coniugi Libero
e Nina Fabbian.
Subito sulla parte destra della strada nazionale c’era il bar Croce
Bianca di
Bruno
Pradetto Battel,
la domenica pomeriggio si ballava con il jukebox ( ora nel medesimo
fabbricato è aperto il bar Al
Fral di Lino Zampol
). Poco dopo c’era l’albergo ristorante bar Edelweiss
(famiglia
Battiston),
la mia. Spostandoci nuovamente sulla parte sinistra della strada
c’era il bar Posta
da
Caporetto
( Soravia Mosson
) e più avanti il Cral
da
Placida,
bar ristorante Cesco
con alloggi, tuttora in attività. Proseguendo per altri cento metri
c’era la pensione Sangiorgio di Silvia Cesco Gaspare e poi il Bel Sit
di Gino
De Bernardin
(Fotoč),
dotato tra le altre cose di una ampia taverna sotterranea dove nelle
festività si ballava con orchestra e musica dal vivo. Proseguendo
sulla sinistra a Cima Mare c’era il bar ristorante albergo Roma
di Damiani
(primissimi anni Cinquanta) poi trasformato in opificio industriale.
Prima dell’ albergo Roma sulla destra c’era la pensione
ristorante di proprietà di Gidio
e Gina
Pradetto Battel.
Arriviamo
così alla frazione di Presenaio, subito sulla sinistra c’era la
locanda Al Sole
e poi il bar da
Sergio dove il
titolare allietava la clientela suonando la fisarmonica. E’ stato
riaperto qualche anno fa dalla nipote, arredato con gusto ed in stile
montano vende anche i tipici prodotti del bar-bianco. Spostandoci
sulla destra dopo pochi metri s’incontrava l’albergo Al
Piave da
Modigliano,
esercizio molto conosciuto e rinomato specialmente in concomitanza
con il massimo sviluppo della miniera di Salafossa, dotato tra
l’altro di sala da ballo nella stagione estiva e nel periodo di
carnevale vi suonava l’orchestra “ Diavoli Rossi “ ( rinomato
quartetto musicale del tempo). Dopo pochi metri sulla destra c’ era
il bar da Tonin
di Antonio
Cesco Cancian
e poco prima sulla sinistra il Cral
di Ernesto Pradetto.
Quindi
si doveva arrivare al bivio per “Vilavécia” per trovare proprio
sulla curva il bar di Carlo
De Zolt e Gigia
Zandonella. mentre
poco più avanti c’era il bar gestito da
Fliẑe
dla todösa
, proseguendo poi fino a Ponte Cordevole c’era l’osteria Alle
Alpi
di
Dante
e Lina
De Martin Pinter.
Oggi, imboccando la strada per Cima Canale c’è il bar della
famiglia De Zolt
Sappadina con
annesso campeggio. Ritornando a Presenaio e percorrendo quasi fino in
fondo Via Picosta, si arriva all’albergo ristorante bar Genzianella
di Desiderio
Soravia, l’attività
venne avviata nel 1968 dalla mamma ed è attualmente l’unico
albergo ristorante ( tre stelle ) aperto tutto l’anno nel Comune di
San Pietro.
Qui,
prima dell’ alluvione sulla parte destra della strada c’ era un
bar della famiglia De
Bernardin, il
fabbricato e di conseguenza anche l’ esercizio pubblico furono
asportati dalla piena del Piave degli anni Sessanta. Se da Presenaio
si prendeva la strada per San Pietro arrivati in paese sulla sinistra
si trovava l’albergo ristorante bar Bellavista
di Elda
Pontil Scala,
mentre più avanti sulla destra c’era l’albergo ristorante bar
Miramonti di
Luciano
e Natalina
De Pol.
Affacciato
sulla piazza c’era e c’è il bar Da
Danpólin gestito
da Albano
Zampol,
poi dal figlio Sergio
e dall’agosto
2013 dal figlio più giovane, Romeo.
Attiguo a questo
fabbricato troviamo l’albergo ristorante Stella
Alpina aperto da
Arrigo Zampol
e moglie, tuttora in attività nella stagione estiva.
Imboccata
la salita verso Valle si trovava il bar L’apalto
da Téute,
successivamente diventò (Bar
dal
Moro )della
famiglia De Betta.
Proseguendo
per la vecchia strada che porta alla frazione di Valle si trovava
subito dopo i “Béta” un bar gestito dalla famiglia Pradetto
Battel, proseguendo
verso il centro del paese si arrivava al bar della
cooperativa e un
po’ più avanti il bar da Silvio
Soravia , ancora
pochi metri e c’era il bar della famiglia Soravia
Fullin.
Salendo
poi alla frazione più alta del Comune per primo s’incontrava in
località (Cednòve)
la pensione La
Montanina di
Luigi Casanova De Marco
(Gigin Cóta),
continuando sempre nella parte destra della strada c’era il bar
Peralba
di Libero
Fuga,
se poi s’imboccava la strada che porta alla chiesa c’era il bar
Da Minio
Erminio
Casanova De Marco,
mio zio da parte di madre.
Proseguendo
per Piazza Casanova si arrivava al bar ristorante Da
Muci di
Giobatta Casanova
Consier; rinomata
era la cucina casalinga della moglie “
Cia”.
Continuando,
a metà del tornante si arriva al bar Caminetto
(da Mano)
di
Ermanno Casanova
Fuga, mentre più
avanti sulla destra si trova il bar della cooperativa
( ora aperto poche ore al giorno) e di fronte troviamo il panificio
Eicher Clere
che tra le altre cose offre il servizio di bar-caffè ecc..
Poco
più sopra c’era il bar da Giglio
Tondo e proseguendo
sulla sinistra dopo pochi metri c’era il bar Da
Maran della
famiglia di Libero
Casanova Fuga.
Per
motivi di spazio non mi posso dilungare sulla descrizione della
“storia” degli esercizi della Val Visdende, mi sembra comunque
che si possa annotare che il loro numero nel corso di questi decenni
sia rimasto pressoché invariato o leggermente diminuito.
Augurandomi
di non aver dimenticato nessuno, ciascun lettore potrà farsi una
facile valutazione di quanti e quali erano i bar i ristoranti e gli
alberghi allora e quanti ne sono rimasti oggi nel nostro Comune.
La
borgata di Mare appare ancora la più “fortunata” in quanto i bar
rimasti sono ancora tre, a Presenaio ne sono rimasti due, a San
Pietro uno, a Valle nessuno e a Costalta due/tre.
Certamente
sull’evolversi della situazione nel corso degli anni hanno influito
diversi fattori, da parte mia mi limiterò a fare una considerazione
di ordine generale: ogni cosa ideata dall’uomo nasce cresce e
muore. A questa ferrea regola non sfuggono né le aziende, ne le
persone che con queste realtà hanno condiviso periodi belli e meno
belli della loro vita. Poi ci sarà chi vorrà ricercare nel calo
demografico della popolazione residente una delle cause delle
chiusure, chi con il mancato sviluppo turistico dei luoghi, chi
tirerà in ballo la forte mobilità delle persone ai nostri giorni,
chi l’aumento vertiginoso della tassazione, ecc. Sono tutti
argomenti validi e meritevoli di riflessione da parte nostra. Ritengo
tuttavia che in futuro replicare i suddetti numeri sarà molto ma
molto difficile. Però, se in un’ottica di sopravvivenza della
gente in montagna si desse la possibilità innanzitutto ai giovani e
poi anche ad altre persone (tipo lavoratori
par-time-stagionali-pensionati ecc.) desiderose di intraprendere
un’attività turistico/commerciale in proprio, la possibilità di
far nascere una piccola impresa con pochi ( pochissimi ) e ben
determinati adempimenti burocratici e fiscali, forse qualche cosina
in più di adesso si potrebbe anche sperare di ricreare. A tal
proposito merita segnalare che a Costalta con la stagione estiva 2013
alcune famiglie si sono messe assieme ed hanno dato vita all’Albergo
Diffuso che è una
nuova forma d’ospitalità turistica associata prevista e
regolamentata da recenti normative della Regione Veneto.
-
Gian Antonio Casanova Fuga -
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