lunedì 6 marzo 2017

ALBERGHI BAR OSTERIE RISTORANTI NEI DECENNI SCORSI A SAN PIETRO




Senza pretese di una puntuale ricostruzione storica, ma affidandomi unicamente alla memoria vorrei fare una comparazione degli esercizi pubblici oggi in attività nel nostro territorio comunale con la situazione del passato. Mi sembra che si possa partire dai primi anni Cinquanta del secolo scorso per avere un“ filmato ” chiaro di come si sono evolute le cose. Il lasso di tempo esaminato non è brevissimo anzi, considerevolmente lungo. Pertanto, credo sia sufficientemente significativo per un corretto raffronto dei dati che cercherò di ricostruire. Spero di non tralasciare alcuno dei “protagonisti”, nel qual caso chiedo anticipatamente scusa. Ebbene, appena attraversato il ponte sul rio Rin a Mare troviamo sulla sinistra (direzione Sappada ) il fabbricato dell’ ex albergo ristorante ora solo bar ) Fabian che era l’ esercizio pubblico più importante e conosciuto nel nostro Comune e non solo.
Già dagli anni Quaranta dotato di biliardo, tavolo da ping pong e campo da bocce per i clienti, fu anche il primo a dotarsi di un televisore in bianco e nero in occasione delle Olimpiadi di Roma nel 1960. L’ attività alberghiera e di ristorazione risale all’ inizio del Novecento, ( mi è capitato di leggere la pubblicità su una vecchia guida turistica “Dalla Piana Veneta alle Alpi Cadorine” edita a Padova nel lontano 1923).All’ epoca dei miei ricordi l’ esercizio era condotto dai coniugi Libero e Nina Fabbian. Subito sulla parte destra della strada nazionale c’era il bar Croce Bianca di Bruno Pradetto Battel, la domenica pomeriggio si ballava con il jukebox ( ora nel medesimo fabbricato è aperto il bar Al Fral di Lino Zampol ). Poco dopo c’era l’albergo ristorante bar Edelweiss (famiglia Battiston), la mia. Spostandoci nuovamente sulla parte sinistra della strada c’era il bar Posta da Caporetto ( Soravia Mosson ) e più avanti il Cral da Placida, bar ristorante Cesco con alloggi, tuttora in attività. Proseguendo per altri cento metri c’era la pensione Sangiorgio di Silvia Cesco Gaspare e poi il Bel Sit di Gino De Bernardin (Fotoč), dotato tra le altre cose di una ampia taverna sotterranea dove nelle festività si ballava con orchestra e musica dal vivo. Proseguendo sulla sinistra a Cima Mare c’era il bar ristorante albergo Roma di Damiani (primissimi anni Cinquanta) poi trasformato in opificio industriale. Prima dell’ albergo Roma sulla destra c’era la pensione ristorante di proprietà di Gidio e Gina Pradetto Battel.
Arriviamo così alla frazione di Presenaio, subito sulla sinistra c’era la locanda Al Sole e poi il bar da Sergio dove il titolare allietava la clientela suonando la fisarmonica. E’ stato riaperto qualche anno fa dalla nipote, arredato con gusto ed in stile montano vende anche i tipici prodotti del bar-bianco. Spostandoci sulla destra dopo pochi metri s’incontrava l’albergo Al Piave da Modigliano, esercizio molto conosciuto e rinomato specialmente in concomitanza con il massimo sviluppo della miniera di Salafossa, dotato tra l’altro di sala da ballo nella stagione estiva e nel periodo di carnevale vi suonava l’orchestra “ Diavoli Rossi “ ( rinomato quartetto musicale del tempo). Dopo pochi metri sulla destra c’ era il bar da Tonin di Antonio Cesco Cancian e poco prima sulla sinistra il Cral di Ernesto Pradetto.
Quindi si doveva arrivare al bivio per “Vilavécia” per trovare proprio sulla curva il bar di Carlo De Zolt e Gigia Zandonella. mentre poco più avanti c’era il bar gestito da Flie dla todösa , proseguendo poi fino a Ponte Cordevole c’era l’osteria Alle Alpi di Dante e Lina De Martin Pinter. Oggi, imboccando la strada per Cima Canale c’è il bar della famiglia De Zolt Sappadina con annesso campeggio. Ritornando a Presenaio e percorrendo quasi fino in fondo Via Picosta, si arriva all’albergo ristorante bar Genzianella di Desiderio Soravia, l’attività venne avviata nel 1968 dalla mamma ed è attualmente l’unico albergo ristorante ( tre stelle ) aperto tutto l’anno nel Comune di San Pietro.
Qui, prima dell’ alluvione sulla parte destra della strada c’ era un bar della famiglia De Bernardin, il fabbricato e di conseguenza anche l’ esercizio pubblico furono asportati dalla piena del Piave degli anni Sessanta. Se da Presenaio si prendeva la strada per San Pietro arrivati in paese sulla sinistra si trovava l’albergo ristorante bar Bellavista di Elda Pontil Scala, mentre più avanti sulla destra c’era l’albergo ristorante bar Miramonti di Luciano e Natalina De Pol.
Affacciato sulla piazza c’era e c’è il bar Da Danpólin gestito da Albano Zampol, poi dal figlio Sergio e dall’agosto 2013 dal figlio più giovane, Romeo. Attiguo a questo fabbricato troviamo l’albergo ristorante Stella Alpina aperto da Arrigo Zampol e moglie, tuttora in attività nella stagione estiva.
Imboccata la salita verso Valle si trovava il bar L’apalto da Téute, successivamente diventò (Bar dal Moro )della famiglia De Betta.
Proseguendo per la vecchia strada che porta alla frazione di Valle si trovava subito dopo i “Béta” un bar gestito dalla famiglia Pradetto Battel, proseguendo verso il centro del paese si arrivava al bar della cooperativa e un po’ più avanti il bar da Silvio Soravia , ancora pochi metri e c’era il bar della famiglia Soravia Fullin.
Salendo poi alla frazione più alta del Comune per primo s’incontrava in località (Cednòve) la pensione La Montanina di Luigi Casanova De Marco (Gigin Cóta), continuando sempre nella parte destra della strada c’era il bar Peralba di Libero Fuga, se poi s’imboccava la strada che porta alla chiesa c’era il bar Da Minio Erminio Casanova De Marco, mio zio da parte di madre.
Proseguendo per Piazza Casanova si arrivava al bar ristorante Da Muci di Giobatta Casanova Consier; rinomata era la cucina casalinga della moglie “ Cia”.
Continuando, a metà del tornante si arriva al bar Caminetto (da Mano) di Ermanno Casanova Fuga, mentre più avanti sulla destra si trova il bar della cooperativa ( ora aperto poche ore al giorno) e di fronte troviamo il panificio Eicher Clere che tra le altre cose offre il servizio di bar-caffè ecc..
Poco più sopra c’era il bar da Giglio Tondo e proseguendo sulla sinistra dopo pochi metri c’era il bar Da Maran della famiglia di Libero Casanova Fuga.
Per motivi di spazio non mi posso dilungare sulla descrizione della “storia” degli esercizi della Val Visdende, mi sembra comunque che si possa annotare che il loro numero nel corso di questi decenni sia rimasto pressoché invariato o leggermente diminuito.
Augurandomi di non aver dimenticato nessuno, ciascun lettore potrà farsi una facile valutazione di quanti e quali erano i bar i ristoranti e gli alberghi allora e quanti ne sono rimasti oggi nel nostro Comune.
La borgata di Mare appare ancora la più “fortunata” in quanto i bar rimasti sono ancora tre, a Presenaio ne sono rimasti due, a San Pietro uno, a Valle nessuno e a Costalta due/tre.
Certamente sull’evolversi della situazione nel corso degli anni hanno influito diversi fattori, da parte mia mi limiterò a fare una considerazione di ordine generale: ogni cosa ideata dall’uomo nasce cresce e muore. A questa ferrea regola non sfuggono né le aziende, ne le persone che con queste realtà hanno condiviso periodi belli e meno belli della loro vita. Poi ci sarà chi vorrà ricercare nel calo demografico della popolazione residente una delle cause delle chiusure, chi con il mancato sviluppo turistico dei luoghi, chi tirerà in ballo la forte mobilità delle persone ai nostri giorni, chi l’aumento vertiginoso della tassazione, ecc. Sono tutti argomenti validi e meritevoli di riflessione da parte nostra. Ritengo tuttavia che in futuro replicare i suddetti numeri sarà molto ma molto difficile. Però, se in un’ottica di sopravvivenza della gente in montagna si desse la possibilità innanzitutto ai giovani e poi anche ad altre persone (tipo lavoratori par-time-stagionali-pensionati ecc.) desiderose di intraprendere un’attività turistico/commerciale in proprio, la possibilità di far nascere una piccola impresa con pochi ( pochissimi ) e ben determinati adempimenti burocratici e fiscali, forse qualche cosina in più di adesso si potrebbe anche sperare di ricreare. A tal proposito merita segnalare che a Costalta con la stagione estiva 2013 alcune famiglie si sono messe assieme ed hanno dato vita all’Albergo Diffuso che è una nuova forma d’ospitalità turistica associata prevista e regolamentata da recenti normative della Regione Veneto.

- Gian Antonio Casanova Fuga -

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