domenica 5 marzo 2017

IL NOSTRO SISTEMA SANITARIO PRIMA DELLE U.S.S.L.





In parte per esperienza diretta ed in parte per aver sentito raccontare cercherò di descrivere le modalità e gli strumenti anche di tipo economico che consentivano alle persone del nostro paese che si ammalavano decine di anni fa, di avere una diagnosi e la successiva cura della malattia.
Come ciò avveniva prima della riforma del Servizio Sanitario Nazionale del 1980.
Per i lavoratori dipendenti c’era l’INAM o più comunemente detta “cassa malati” istituita nel lontano 1923. Poi c’era la cassa mutua per i coltivatori diretti istituita nel 1955, la cassa mutua degli artigiani costituita nel 1957 ed infine la cassa mutua dei commercianti istituita nel 1961.
Questi enti assistenziali dei lavoratori autonomi di solito pagavano la retta ospedaliera e solo in qualche caso rimborsavano le spese del medico condotto per le visite ambulatoriali o a domicilio, tutte le medicine invece bisognava pagarle di tasca propria.
A questa regola c’era un’eccezione che consentiva alle persone prive di qualsiasi mezzo di sostentamento ed iscritte in apposito registro (elenco dei poveri ) di avere ugualmente l’assistenza del medico condotto a spese del Comune.
 L’INAM invece, che assicurava i lavoratori dipendenti e i loro familiari a carico, provvedeva direttamente a pagare il medico ed i farmaci necessari alla cura della persona ammalata.
Questo ente aveva anche il compito di verificare lo stato di salute dei lavoratori dipendenti che inoltravano i certificati medici di malattia.
Le persone della mia età ricorderanno certamente il dott. Orazio Marengon, che a “campione “ si presentava a casa dei pazienti per verificarne le condizioni di salute, ed eventualmente autorizzarne la prosecuzione retribuita del periodo di assenza dal  lavoro.
All’epoca ( come purtroppo sta accadendo anche ora )molta gente non aveva un’occupazione fissa, ma era costretta a svolgere dei lavori saltuari o stagionali all’ estero, quindi in caso di malanno era “scoperta” nel pagamento nelle spese sanitarie da affrontare.
In questo quadro normativo meno favorevole dell’attuale, noi cittadini di San Pietro potevamo dirci fortunati, in quanto fino agli anni Sessanta circa, chi apparteneva ad una famiglia di regoliere poteva rivolgersi all’ente Regola per chiedere il pagamento sia dell’assistenza farmaceutica (bastava la firma del Capo Regola sulla ricetta o prescrizione medica ), oppure il pagamento della retta ospedaliera in caso di ricovero.
Poi, per forza di cose e con il venir meno dei mezzi economici a disposizione delle Comunioni Familiari anche questo “benefit” cessò.
All’interno del Comune la figura principale e più autorevole in campo sanitario era il medico condotto, denominazione della professione che durò fino al 1988; infatti, in seguito alla suddetta riforma tale figura assunse la qualifica di medico di medicina generale convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale e le cose cambiarono completamente nel rapporto medico-paziente. Inizialmente nel nostro Comune l’ unico l’ambulatorio medico era ubicato di fianco al municipio, solo successivamente ne venne aperto un’altro nella casa della Regola di Costalta.
A quel tempo i medici non avevano come supporto alle diagnosi delle malattie i mezzi che la tecnologia mette ora a loro disposizione, potevano contare unicamente sulla loro abilità ed esperienza professionale nell’individuare le patologie che il paziente accusava di soffrire.
Piccoli interventi chirurgici, estrazioni dentarie, ingessature per rotture degli arti venivano fatte in loco dal medico condotto.
Ricordo anche di persone che nei mesi invernali in preda ad una crisi per un attacco acuto di appendicite, oppure per un’ulcera allo stomaco con conseguente emorragia, furono portate a valle dai paesi alti con la lióda, (grossa slitta di legno) per poi proseguire con una autovettura a noleggio fino all’ospedale più vicino.
Si veniva ricoverati ad Auronzo dove era primario il prof. Arrigoni, oppure alla Casa di Cura ( così si chiamava allora ) di Pieve, struttura diretta dal prof. Cappellari, mentre per i casi più complicati si doveva proseguire fino a Belluno.
Qui, l’ospedale civile provinciale aveva come primario del reparto di chirurgia il prof. Broglio, illustre chirurgo dell’epoca, mentre il reparto di medicina generale era diretto dal prof. Angelini, noto e stimato clinico.
Passo ora ad elencare i nomi dei medici che hanno meritoriamente prestato la loro insostituibile opera nella condotta del Comune di San Pietro: dott. Amadori anni Trenta, dott. Da Vià anni Quaranta primi anni Cinquanta, il dott. Garro e il dott. Renzo Ripoli negli anni Cinquanta e nei primi anni Sessanta, il dott. Paolo Zambelli Franz negli anni Sessanta fino alla quiescenza nel 1999.
Poi c’era la farmacia che fino ai primi anni cinquanta si trovava in un locale all’interno della villa Cesco-Sarmantini a Mare ed era gestita dal dott. Cesare Riva.
Solo verso la metà degli anni Cinquanta si spostò nella nuova sede in via Piave dove nel frattempo era stata costruita la nuova casa della famiglia Riva.
Nei primi anni Sessanta il dott. Riva si trasferì a Castion (BL).
Seguì una gestione “provvisoria” da parte del dott. Chenet di Caprile, poi arrivò definitivamente il dott. Bruno Zanon fino agli anni  Novanta.
Poiché l’abitazione dei consorti Riva era proprio di fianco alla mia casa paterna, da ragazzino avevo fatto amicizia con il figlio Ernesto (egli pure farmacista e rinomato esperto di piante medicinali).
Già allora il papà, alcune volte d’estate ci portava con la macchina sull’altopiano di Casera Razzo perché dessimo una mano a raccogliere i fiori d’arnica che poi gli sarebbero serviti per preparare dei medicinali.
Dobbiamo anche ricordare il fondamentale ruolo delle ostetriche o più comunemente denominate levatrici, in quegli anni si partoriva in casa e non all’ospedale, quindi tutta la gravidanza e l’atto finale della nascita erano letteralmente in mano e affidate al senso di responsabilità di queste benemerite persone; i loro nomi: la Sorana ( Maria De Bettin ) e Genia ( Eugenia Casanova Municchia) a Costalta, Regina Zampol Verzo e Elvira Cesco Rosso titolari di condotta a San Pietro.
Inoltre c’era la signora Anita Pradetto Roman originaria di San Pietro sposata a Campolongo che svolgeva la libera professione.
Erano donne che ci hanno visto nascere e seguito nei primi mesi e anni di vita.
A tutti questi professionisti e professioniste che ho ricordato non può che andare un nostro pensiero riconoscente ed affettuoso per quanto hanno saputo dare e fare verso la nostra e loro comunità, basti pensare che molte volte dovevano spostarsi a piedi da un paese all’altro per prestare la propria opera verso chi ne aveva bisogno e ciò ad ogni stagione e ad ogni ora del giorno o della notte.
Concludo raccontando un divertente episodio che non sono certo corrisponda al vero, so solo che la voce scherzosa circolava alla metà degli anni Cinquanta: pare che il medico condotto avesse prescritto delle supposte ad una signora piuttosto anziana, per la cura di un fastidioso sintomo intestinale e incontrandola per strada qualche tempo dopo le avesse chiesto se il farmaco aveva fatto effetto e fosse definitivamente guarita; la signora rispose che sì, ora stava bene però la medicina era risultata un po’amarognola.
Allora non c’era molta informazione sull’uso delle medicine sintetiche a cui si ricorreva solo in caso di gravi necessità, viceversa per i piccoli disturbi si faceva ancora affidamento ai rimedi della tradizione popolare, tipo decotto di malva, di lichin, di infusi di arnica ecc.. Per noi bambini o ragazzi in caso di lieve indisposizione il primo rimedio a cui ricorrevano le mamme era la somministrazione dell’ olio di ricino, oppure della “vermolina” ( vermifugo di colore rosso) entrambi medicinali non molto gradevoli da trangugiare.
Non era neppure possibile disporre di tutte le specialità medicinali che abbiamo ora, che assieme ad una più ricca e varia alimentazione e ad una maggiore consapevolezza con conseguenti corretti stili di vita  hanno contribuito non poco ad aumentare la durata media dell’ esistenza delle persone.

                                                                           - Gian Antonio Casanova Fuga -

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