La banca era un istituto di
credito interprovinciale fondata ad Udine nel 1873 con la denominazione Banca
di Udine, alla fine della prima guerra mondiale nel 1919 cambiò la ragione
sociale in Banca del Friuli. In Cadore aprì la prima filiale a Pieve il primo
luglio del 1957 in
Piazza Municipio. All’inaugurazione dei locali della nuova succursale che avvenne
domenica 28 luglio era presente il Presidente della Banca avv. Egidio Zoratti, il
Direttore Generale comm. Luigi Bon e il Vice Direttore Generale cav. Giuseppe
Zilio; intervennero il Presidente della Magnifica Comunità Cadorina ing. Pietro
Vecellio, l’Arcidiacono del Cadore mons. Angelo Fiori, il Sindaco dott Azio
Perucon e il Direttore della Banca d’Italia sede di Belluno dott. Tabusso;
erano presenti anche tutte le altre autorità della cittadina e i rappresentanti
delle banche operanti sulla piazza. Sulla cronaca dei giornali del tempo troviamo
scritto che l’ambiente e l’arredamento degli uffici erano stati progettati dall’ing.
Luciano Galli e dal prof. Mario De Donà e che le opere erano state realizzate
da artigiani del luogo e definite “accoglienti moderne e signorili”. Alla
direzione e sviluppo della filiale nei primi anni di vita era preposto il dott.
Libero Pogacini. Questa iniziale sistemazione ed arredo degli uffici della
banca rimase immutata fino nell’autunno del 1977 anno in cui la succursale
traslocò in Via Salvadei nel fabbricato di proprietà della famiglia Valmassoi,
qui rimase qualche mese, ovvero il tempo necessario perché l’ impresa del geom.
Aurelio Vairani con la progettazione e direzione lavori del geom. Alberto
Rolandi realizzasse l’ampliamento dei locali di Piazza Municipio. A
ristrutturazione avvenuta la nuova filiale diventò molto più grande perchè
l’abitazione del direttore (che in precedenza era attigua ai vani della banca)
fu trasferita all’ ultimo piano del palazzo, pertanto tutto il piano terra fu
destinato ad uso uffici. Fu pure realizzata una nuova bussola d’entrata e
l’ambiente ebbe maggiore luce perché fu aumentato il numero delle finestre. La
filiale di Pieve di Cadore della Banca del Friuli ha svolto un ruolo
determinante nell’ espansione dell’ economia di tutto il Cadore e in molte
parti della provincia di Belluno, innanzitutto perché assicurò la necessaria concorrenza
nel settore del credito, (allora a Pieve operavano solamente la Cassa di Risparmio di Verona
Vicenza e Belluno e la Banca Cattolica
Del Veneto). Ritengo che alla banca si debba onestamente riconoscere che è
sempre stata presente ed attenta alle richieste della clientela con concessione
di affidamenti, finanziamenti e mutui finalizzati all’ espansione dell’
occhialeria, del turismo, dell’ industria della lavorazione e commercio del
legno, dell’ edilizia, dei negozianti eccetera. La “Friuli” era anche molto
quotata nel cambio delle valute e in modo particolare nel cambio del marco
tedesco, moltissimi gelatieri cadorini e zoldani si servivano dell’istituto di
credito per questo tipo di operazioni. Anche per quanto riguarda la politica
verso i risparmiatori la Banca
del Friuli ha avuto un ruolo importare e di riferimento in tutto il Cadore e
anche in altri territori della provincia, dopo pochi anni dall’apertura la
clientela si estendeva a tutto il Centro Cadore, il Comelico e Sappada, nella Val
Boite e fino a Cortina e Dobbiaco, includeva altresì Cibiana e tutto lo Zoldano,
l’Agordino, il Cadore meridionale con Longarone Belluno e perfino Feltre. A
cominciare dalla fine degli anni Cinquanta e nei decenni successivi almeno fino
al Duemila pur in presenza di qualche rallentamento e successiva ripresa l’
economia cadorina grazie al settore dell’occhialeria e anche per merito delle
rimesse di valuta estera dei gelatieri attraversò un periodo di prosperità e di
opportunità di lavoro che possiamo tranquillamente definire come le migliori
della nostra storia. Specialmente negli anni Ottanta e Novanta nella produzione
di montature per occhiali in metallo quasi in ogni casa c’era un piccolo
laboratorio di saldatura, pulitura, e assemblaggio di occhiali. A questi
piccoli artigiani dobbiamo aggiungere le grandi e medie imprese nate e
sviluppatesi nel nostro territorio, e che, purtroppo, ora hanno in buona parte
delocalizzato altrove gli stabilimenti di produzione. Non esisteva
disoccupazione e l’ emigrazione era diventata una scelta e non una necessità,
come alcuni decenni prima avevamo dovuto sperimentare molti nostri concittadini.
Il 14 luglio 1975 a
Farra d’ Alpago la Banca
del Friuli aprì il secondo sportello nella nostra provincia, sportello che in
un primo periodo dipendeva dalla filiale di Vittorio Veneto, diventò poi agenzia
autonoma il 01gennaio 1977, svilupperà un ottimo giro d’ affari facendosi
conoscere il tutto il comprensorio. Arriviamo così al 11 aprile 1983, la banca
apre una succursale a Belluno in Via Caffi, solo qualche anno più tardi gli
uffici traslocheranno in un fabbricato ristrutturato da poco in Via Tasso, sede
attuale della filiale. E’ il terzo insediamento dell’ istituto di credito nel Bellunese
la cui espansione continuerà dopo alcuni anni con l’ apertura dell’ agenzia di Feltre
il 19 settembre 1991. La
Filiale di Pieve di Cadore grazie al buon andamento di quegli
anni dell’ economia ed anche per merito di una oculata gestione da parte dei vari
direttori succedutisi alla sua guida, aveva aumentato notevolmente la mole di lavoro
ed il personale dipendente era cresciuto fino ad arrivare nei primi anni
Novanta a diciotto impiegati. La banca fu anche il primo istituto di credito in
Cadore a dotarsi di apparecchiatura (atm) bancomat per il prelevamento
automatico dei contanti nei primi mesi del 1987. In quegli anni la
filiale di Pieve di Cadore aveva ampliato di molto il giro d’affari tanto è
vero che presentava un ottimo conto economico-patrimoniale che le aveva
consentito di posizionarsi al quinto posto nella classifica di tutte le
dipendenze della banca: tutto il personale ricevette le congratulazioni da
parte della direzione generale di Udine per i risultati conseguiti. Arriviamo
così al 1992 in
piena operatività della legge Amato del 1990, la normativa che ha smosso la
cosiddetta foresta pietrificata, come era definito il mondo delle banche prima
dell’ arrivo della stagione delle liberalizzazioni. La Banca del Friuli che nel
frattempo si era quotata al mercato ristretto di Milano, a seguito della vendita
di grossi quantitativi di azioni da parte dei principali soci a favore del Credito
Romagnolo di Bologna, prima diventò una società controllata dall’istituto di
credito Bolognese, poi ci furono le delibere di fusione e si diede vita al
Credito Romagnolo/Banca del Friuli spa nell’aprile del 1992. Siamo negli anni
Novanta e le banche possono espandersi nel territorio con maggiore facilità,
aprire agenzie o succursali senza dover richiedere una preventiva
autorizzazione dalla Banca d’ Italia come prevedeva in precedenza la legge
bancaria del 1936. Anche il Credito Romagnolo/Banca del Friuli per andare
incontro alle esigenze della propria clientela apri nel marzo del 1994 una nuova
agenzia in Piazza Roma a Santo Stefano di Cadore ed uno sportello staccato
dipendente da Santo Stefano in Via Palù a Sappada, nel mese di luglio del 1994
aprì anche lo sportello staccato in Via Roma ad Auronzo, sportello che
dipendeva dalla filiale di Pieve di Cadore. Era così completato il presidio del
territorio dell’Alto Cadore e Sappada dove la “Friuli” aveva da tempo molti
clienti che da anni erano costretti a recarsi a Pieve per effettuare le loro
operazioni di banca. Nel 1995 Carimonte (Cassa di Risparmio di Modena e Banca
del Monte di Bologna ) con l’aiuto determinante del Credito Italiano lanciarono
un’OPA ( offerta pubblica d’acquisto) e riuscirono a conquistare la maggioranza
delle azioni del Credito Romagnolo/Banca del Friuli, nel gennaio del 1996
nasceva Rolo Banca 1473 che incorporò al suo interno la Banca del Friuli/Credito
Romagnolo e la Carimonte.
La Rolo Banca 1473 aprì nell’ ottobre del 1997 l’agenzia di
Longarone. Passarono alcuni anni e il Credito Italiano che era il dominatore
della situazione decise di formare un unico grande gruppo di tutte le banche
con le quali aveva partecipazioni azionarie dirette o indirette. Costituì
infatti, il gruppo Unicredito Italiano che previde da subito l’unione e
successivamente anche la fusione di Rolo Banca 1473, Credito Italiano, Cariverona,
Cassamarca, Cassa di Risparmio di Trieste, Cassa di Risparmio di Trento e
Rovereto e Cassa di Risparmio di Torino nella nuova UniCredit Banca spa. Nel Duemila
si diedero inizio alle operazioni di ristrutturazione complessiva del gruppo che
terminò con la realizzazione del progetto “S3” nel gennaio del 2003. Per
disposizione dell’Antitrust ( autorità per la concorrenza ) poiché in alcune
piazze il gruppo deteneva più del cinquantapercento del mercato fu costretto a
cedere alcuni sportelli ad altri istituti di credito. Quindi, in data 1 luglio
del 2000 la filiale di Pieve di Cadore della Rolo Banca 1473. ovvero la ex
Banca del Friuli con tutta la clientela fu venduta e tutte le attività e
passività trasferite in blocco alla Banca Sella spa di Biella. Esattamente
quarantatre anni dopo il primo contatto con il territorio cadorino, di colpo
veniva eliminato quel rapporto economico/bancario che corroborato da un’antica
sintonia di valori e modi di pensare e operare, fin dai tempi di Aquileia ha accomunato
il Friuli con il Cadore.
-Gian
Antonio Casanova Fuga-
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