giovedì 9 marzo 2017

LA EX BANCA DEL FRIULI A SESSANTANNI DALL' APERTURA IN CADORE




La banca era un istituto di credito interprovinciale fondata ad Udine nel 1873 con la denominazione Banca di Udine, alla fine della prima guerra mondiale nel 1919 cambiò la ragione sociale in Banca del Friuli. In Cadore aprì la prima filiale a Pieve il primo luglio del 1957 in Piazza Municipio. All’inaugurazione dei locali della nuova succursale che avvenne domenica 28 luglio era presente il Presidente della Banca avv. Egidio Zoratti, il Direttore Generale comm. Luigi Bon e il Vice Direttore Generale cav. Giuseppe Zilio; intervennero il Presidente della Magnifica Comunità Cadorina ing. Pietro Vecellio, l’Arcidiacono del Cadore mons. Angelo Fiori, il Sindaco dott Azio Perucon e il Direttore della Banca d’Italia sede di Belluno dott. Tabusso; erano presenti anche tutte le altre autorità della cittadina e i rappresentanti delle banche operanti sulla piazza. Sulla cronaca dei giornali del tempo troviamo scritto che l’ambiente e l’arredamento degli uffici erano stati progettati dall’ing. Luciano Galli e dal prof. Mario De Donà e che le opere erano state realizzate da artigiani del luogo e definite “accoglienti moderne e signorili”. Alla direzione e sviluppo della filiale nei primi anni di vita era preposto il dott. Libero Pogacini. Questa iniziale sistemazione ed arredo degli uffici della banca rimase immutata fino nell’autunno del 1977 anno in cui la succursale traslocò in Via Salvadei nel fabbricato di proprietà della famiglia Valmassoi, qui rimase qualche mese, ovvero il tempo necessario perché l’ impresa del geom. Aurelio Vairani con la progettazione e direzione lavori del geom. Alberto Rolandi realizzasse l’ampliamento dei locali di Piazza Municipio. A ristrutturazione avvenuta la nuova filiale diventò molto più grande perchè l’abitazione del direttore (che in precedenza era attigua ai vani della banca) fu trasferita all’ ultimo piano del palazzo, pertanto tutto il piano terra fu destinato ad uso uffici. Fu pure realizzata una nuova bussola d’entrata e l’ambiente ebbe maggiore luce perché fu aumentato il numero delle finestre. La filiale di Pieve di Cadore della Banca del Friuli ha svolto un ruolo determinante nell’ espansione dell’ economia di tutto il Cadore e in molte parti della provincia di Belluno, innanzitutto perché assicurò la necessaria concorrenza nel settore del credito, (allora a Pieve operavano solamente la Cassa di Risparmio di Verona Vicenza e Belluno e la Banca Cattolica Del Veneto). Ritengo che alla banca si debba onestamente riconoscere che è sempre stata presente ed attenta alle richieste della clientela con concessione di affidamenti, finanziamenti e mutui finalizzati all’ espansione dell’ occhialeria, del turismo, dell’ industria della lavorazione e commercio del legno, dell’ edilizia, dei negozianti eccetera. La “Friuli” era anche molto quotata nel cambio delle valute e in modo particolare nel cambio del marco tedesco, moltissimi gelatieri cadorini e zoldani si servivano dell’istituto di credito per questo tipo di operazioni. Anche per quanto riguarda la politica verso i risparmiatori la Banca del Friuli ha avuto un ruolo importare e di riferimento in tutto il Cadore e anche in altri territori della provincia, dopo pochi anni dall’apertura la clientela si estendeva a tutto il Centro Cadore, il Comelico e Sappada, nella Val Boite e fino a Cortina e Dobbiaco, includeva altresì Cibiana e tutto lo Zoldano, l’Agordino, il Cadore meridionale con Longarone Belluno e perfino Feltre. A cominciare dalla fine degli anni Cinquanta e nei decenni successivi almeno fino al Duemila pur in presenza di qualche rallentamento e successiva ripresa l’ economia cadorina grazie al settore dell’occhialeria e anche per merito delle rimesse di valuta estera dei gelatieri attraversò un periodo di prosperità e di opportunità di lavoro che possiamo tranquillamente definire come le migliori della nostra storia. Specialmente negli anni Ottanta e Novanta nella produzione di montature per occhiali in metallo quasi in ogni casa c’era un piccolo laboratorio di saldatura, pulitura, e assemblaggio di occhiali. A questi piccoli artigiani dobbiamo aggiungere le grandi e medie imprese nate e sviluppatesi nel nostro territorio, e che, purtroppo, ora hanno in buona parte delocalizzato altrove gli stabilimenti di produzione. Non esisteva disoccupazione e l’ emigrazione era diventata una scelta e non una necessità, come alcuni decenni prima avevamo dovuto sperimentare molti nostri concittadini. Il 14 luglio 1975 a Farra d’ Alpago la Banca del Friuli aprì il secondo sportello nella nostra provincia, sportello che in un primo periodo dipendeva dalla filiale di Vittorio Veneto, diventò poi agenzia autonoma il 01gennaio 1977, svilupperà un ottimo giro d’ affari facendosi conoscere il tutto il comprensorio. Arriviamo così al 11 aprile 1983, la banca apre una succursale a Belluno in Via Caffi, solo qualche anno più tardi gli uffici traslocheranno in un fabbricato ristrutturato da poco in Via Tasso, sede attuale della filiale. E’ il terzo insediamento dell’ istituto di credito nel Bellunese la cui espansione continuerà dopo alcuni anni con l’ apertura dell’ agenzia di Feltre il 19 settembre 1991. La Filiale di Pieve di Cadore grazie al buon andamento di quegli anni dell’ economia ed anche per merito di una oculata gestione da parte dei vari direttori succedutisi alla sua guida, aveva aumentato notevolmente la mole di lavoro ed il personale dipendente era cresciuto fino ad arrivare nei primi anni Novanta a diciotto impiegati. La banca fu anche il primo istituto di credito in Cadore a dotarsi di apparecchiatura (atm) bancomat per il prelevamento automatico dei contanti nei primi mesi del 1987. In quegli anni la filiale di Pieve di Cadore aveva ampliato di molto il giro d’affari tanto è vero che presentava un ottimo conto economico-patrimoniale che le aveva consentito di posizionarsi al quinto posto nella classifica di tutte le dipendenze della banca: tutto il personale ricevette le congratulazioni da parte della direzione generale di Udine per i risultati conseguiti. Arriviamo così al 1992 in piena operatività della legge Amato del 1990, la normativa che ha smosso la cosiddetta foresta pietrificata, come era definito il mondo delle banche prima dell’ arrivo della stagione delle liberalizzazioni. La Banca del Friuli che nel frattempo si era quotata al mercato ristretto di Milano, a seguito della vendita di grossi quantitativi di azioni da parte dei principali soci a favore del Credito Romagnolo di Bologna, prima diventò una società controllata dall’istituto di credito Bolognese, poi ci furono le delibere di fusione e si diede vita al Credito Romagnolo/Banca del Friuli spa nell’aprile del 1992. Siamo negli anni Novanta e le banche possono espandersi nel territorio con maggiore facilità, aprire agenzie o succursali senza dover richiedere una preventiva autorizzazione dalla Banca d’ Italia come prevedeva in precedenza la legge bancaria del 1936. Anche il Credito Romagnolo/Banca del Friuli per andare incontro alle esigenze della propria clientela apri nel marzo del 1994 una nuova agenzia in Piazza Roma a Santo Stefano di Cadore ed uno sportello staccato dipendente da Santo Stefano in Via Palù a Sappada, nel mese di luglio del 1994 aprì anche lo sportello staccato in Via Roma ad Auronzo, sportello che dipendeva dalla filiale di Pieve di Cadore. Era così completato il presidio del territorio dell’Alto Cadore e Sappada dove la “Friuli” aveva da tempo molti clienti che da anni erano costretti a recarsi a Pieve per effettuare le loro operazioni di banca. Nel 1995 Carimonte (Cassa di Risparmio di Modena e Banca del Monte di Bologna ) con l’aiuto determinante del Credito Italiano lanciarono un’OPA ( offerta pubblica d’acquisto) e riuscirono a conquistare la maggioranza delle azioni del Credito Romagnolo/Banca del Friuli, nel gennaio del 1996 nasceva Rolo Banca 1473 che incorporò al suo interno la Banca del Friuli/Credito Romagnolo e la Carimonte. La Rolo Banca 1473 aprì nell’ ottobre del 1997 l’agenzia di Longarone. Passarono alcuni anni e il Credito Italiano che era il dominatore della situazione decise di formare un unico grande gruppo di tutte le banche con le quali aveva partecipazioni azionarie dirette o indirette. Costituì infatti, il gruppo Unicredito Italiano che previde da subito l’unione e successivamente anche la fusione di Rolo Banca 1473, Credito Italiano, Cariverona, Cassamarca, Cassa di Risparmio di Trieste, Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto e Cassa di Risparmio di Torino nella nuova UniCredit Banca spa. Nel Duemila si diedero inizio alle operazioni di ristrutturazione complessiva del gruppo che terminò con la realizzazione del progetto “S3” nel gennaio del 2003. Per disposizione dell’Antitrust ( autorità per la concorrenza ) poiché in alcune piazze il gruppo deteneva più del cinquantapercento del mercato fu costretto a cedere alcuni sportelli ad altri istituti di credito. Quindi, in data 1 luglio del 2000 la filiale di Pieve di Cadore della Rolo Banca 1473. ovvero la ex Banca del Friuli con tutta la clientela fu venduta e tutte le attività e passività trasferite in blocco alla Banca Sella spa di Biella. Esattamente quarantatre anni dopo il primo contatto con il territorio cadorino, di colpo veniva eliminato quel rapporto economico/bancario che corroborato da un’antica sintonia di valori e modi di pensare e operare, fin dai tempi di Aquileia ha accomunato il Friuli con il Cadore.


                                                                                              -Gian Antonio Casanova Fuga-



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