sabato 4 marzo 2017

LA NOSTRA CHIESA PARROCCHIALE




Da una pubblicazione di Giovanni Fabbiani apprendiamo che la nostra chiesa fu costruita nel 1285.Venne edificata nella piccola spianata detta Colle, nel Comun d’ Oltrerino che allora era composto dalle frazioni di Stamanzello, Stavello,Frainis,Monte, Mare,Presenaio,Valle e Costalta. Inizialmente la chiesa era composta da una sola navata, quella centrale; le due laterali furono aggiunte nel 1700. In questa data si sostituirono gli originali porticati documentati in un affresco visibile a Palazzo Poli, attuale municipio. I varchi di collegamento delle navate laterali alla navata centrale furono eseguiti realizzando dei pilastri quadrangolari con uso di pietrame calcareo e tufaceo, con una modalità e uno stile di costruzione riferibile alla famiglia Roupel di Cargna.  Nel 1929 venne rifatta la facciata principale della chiesa e si crearono i due accessi frontali alle navate laterali.  Prima le porte erano poste una sul lato destro e una sul lato sinistro dei muri perimetrali della chiesa. Sempre in questa data furono collocate sulla facciata le lapidi in onore dei caduti in guerra, lapidi che furono rimosse nel restauro del 2002 in seguito alla costruzione del monumento agli alpini vicino alla chiesa medesima. Nel 1929 venne anche rifatto il tetto che era costruito in scandole e sostituito con la lamiera. Il terreno nelle immediate adiacenze della chiesa era adibito a camposanto, come è ancora in uso nella vicina val Pusteria ed in Austria. Lo spostamento del cimitero a “Piöndarin” sicuramente avvenne in seguito alla normativa Napoleonica recepita dalla legislazione del regno d’Italia, che sul finire del Milleottocento decretava ( per motivi igienico-sanitari) di allontanare di almeno duecento metri dai centri abitati le sepolture delle persone. Prima della riforma conciliare degli anni Sessanta all’interno della chiesa c’erano tre altari: quello centrale, ovvero l’altare maggiore in marmo bianco con parti di color rossiccio chiaro e due laterali, quello di destra in onore di Santa Lucia con una pala i cui sono ritratti S. Pietro e S. Osvaldo che fanno da corona alla santa all’interno di una cornice a specchiera e quello di sinistra in onore della Madonna di Lourdes. Nella navata centrale c’era un grande lampadario con delle ramificazioni che terminavano a forma di foglia e di calice di fiore, probabilmente costruito a Murano (VE). Poi c’erano le due balaustre che separavano il presbiterio dall’aula dell’assemblea dei fedeli, anch’esse in marmo bianco con colonne rossiccio chiaro dove ci si inginocchiava per ricevere la comunione. Tre quadri antichi tutt’ora visibili sono la pala dipinta da Marco Vecellio sulla parete di fondo dell’abside che rappresenta i santi Pietro Paolo e Simone, mentre ai lati ci sono i dipinti de il Buon Pastore e San Paolo. L’organo meccanico Tamburini venne rifatto alla fine degli anni Sessanta. Dopo aver descritto molto sommariamente la cronistoria del nostro edificio sacro, mi sembra doveroso ricordare che nel 1386 venne a risiedere a San Pietro il primo cappellano con facoltà di amministrare i Sacramenti e solamente nel 1857 la chiesa fu staccata da Santo Stefano e considerata parrocchiale a tutti gli effetti. Con l’occasione permettetemi di ricordare anche l’esperienza di noi bambini degli anni Cinquanta nella mansione di chierichetti, o nel “servir messa”, come si diceva allora. La messa veniva officiata in latino e dunque bisognava imparare a memoria le risposte alle preghiere del sacerdote, anche se non conoscevamo bene il significato di quanto si andava rispondendo. Con il rito precedente al Concilio Vaticano 2° il sacerdote officiava la messa rivolto verso l’altare e non verso i fedeli, come ora. Solo in alcuni momenti la celebrazione prevedeva che le invocazioni dell’officiante venissero fatte voltandosi verso i fedeli. All’offertorio i chierichetti sollevavano la pianeta indossata dal sacerdote e scampanellavano per informare i fedeli di mettersi in ginocchio: era infatti giunto il momento della consacrazione del pane e del vino. Per noi ragazzini fare i chierichetti era motivo di orgoglio e comportava anche dei piccoli vantaggi economici, perche nelle celebrazioni di matrimoni oppure in occasione di funerali, i familiari delle persone per i quali si celebrava la Santa Messa lasciavano qualche soldino di mancia anche ai chierichetti. Nei giorni feriali la messa era celebrata alle sei del mattino, quindi la sveglia suonava molto presto e d’inverno si percorreva il sentiero di Col con il buio. Ricordo che qualche compagno di “servizio” calzava i zochi (scarponi con la suola di legno), che una volta bagnati camminando sulla neve, scivolavano sul pavimento di marmo e creavano difficoltà, quando da inginocchiati dovevamo alzarci in piedi. Altro divertimento per noi ragazzini era aiutare il buon Santino ( il sagrestano dell’epoca) a suonare le campane. Allora venivano azionate con delle lunghe funi che dalla cella campanaria scendevano fino cella posta alla base del campanile. Nel mese di maggio poi, ogni sera c’era il fioretto alla Madonna e non si poteva mancare, anche perché dopo la funzione ci si divertiva a catturare i maggiolini ( ora scomparsi ) che nidificavano in abbondanza nelle piante di latifoglie site nelle vicinanze della chiesa. Vorrei terminare questo racconto con una richiesta. Fino agli anni Settanta/Ottanta da Mare si poteva ammirare distintamente il bell’edificio della nostra chiesa, mentre ora si vede solamente una parte del campanile. Infatti, nel pendio sottostante sono cresciuti degli alberi di abete che ne ostacolano la vista. Non sarebbe possibile togliere questa “barriera” che impedisce di ammirare uno dei nostri tesori architettonici? Penso non sia impossibile risolvere questo problema e ridare così la possibilità di ammirare la chiesa anche dal fondovalle.


- Gian Antonio Casanova Fuga-

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