sabato 4 marzo 2017

LE NOSTRE COOPERATIVE DI CONSUMO NEGLI ANNI CINQUANTA




Il movimento cooperativo nasce ufficialmente nella prima metà del Milleottocento in Inghilterra e si propagherà in tutta Europa. In Italia arriverà più tardi e si espanderà nei vari rami del mercato (agricoltura, assicurazioni, credito, consumo, edilizia, farmaceutica, ecc. ).Il rapporto mutualistico che si instaura tra i soci e l’ assenza di speculazioni nell’attività esercitata hanno dato lustro e notorietà alle cooperative, tanto è vero che dal 1900 al 1920 il loro numero passò da duemila ad oltre ventunomila. Peraltro in provincia di Belluno e precisamente a Forno di Canale, (ora Canale d’ Agordo) nel 1872 ad opera di don Antonio Della Lucia fu fondata la prima latteria cooperativa in Italia. Questa particolare forma d’ esercizio di un’ impresa è stata riconosciuta anche nella nostra Carta Costituzionale. La premessa ci serve per capire l’importanza che ha avuto e può ancora avere la cooperazione anche nel nostro territorio. Molto probabilmente nei primi decenni del Novecento i nostri avi hanno avuto modo di toccare con mano l’utilità e la diffusione della forma cooperativa nelle loro migrazioni in Austria, Germania e negli altri paesi dell’Europa centrale. Anche da noi a San Pietro sono sorte due Cooperative di consumo e alcune latterie turnarie. Queste ultime però mi sembra più corretto classificarle come una sorta di consorzio tra agricoltori, più che una forma cooperativistica. Bene, ora passo raccontare i miei ricordi di bambino che hanno una qualche attinenza con il mondo cooperativo, anche se si riferiscono al semplice approvvigionamento delle derrate alimentari e delle bevande delle due nostre cooperative di consumo nel secondo dopoguerra. Una era ed è la cooperativa di consumo di Costalta, fondata nel 1929, ha festeggiato gli ottanta anni di attività l’anno scorso. All’ epoca del mio racconto era diretta da Gige Clere, in seguito l’ attività venne portata avanti dai figli Emilio,Giovanni e Maria Carmela e costituisce uno dei due negozio di alimentari e bar della frazione di Costalta. L’ altra era la cooperativa di consumo di Valle gestita per parecchi anni da Gigi Bolo ( Soravia Gnocco), poi dalla famiglia Pradetto Bonvecchio Pietro e successivamente dalla famiglia Rossi, verrà liquidata definitivamente alla fine degli anni Ottanta. Ce n’ era una terza a Presenaio, ma era una succursale della Cooperativa Carnica con sede sociale e amministrativa a Tolmezzo (UD). Solo nelle prime due i soci fondatori, gli amministratori e i sindaci erano nostri compaesani. Dal 1947 e fino al 1951 la mia famiglia ha abitato nella casa detta ceda dla Mora di proprietà dei consorti Fabbian a Mare. Questo fabbricato era costruito completamente in sassi e senza intonaco esterno, mentre all’ interno le stanze davano su un amplissimo corridoio dove si poteva entrare anche con dei carri per caricare o scaricare mercanzie: venne trasformato in condominio negli anni Settanta. Questo grande corridoio era adibito a magazzino di generi alimentari per conto delle due società cooperative dei paesi alti. Allora, specialmente nei mesi invernali le strade non permettevano ai camion dei fornitori di raggiungere Costalta o Valle, pertanto le merci dovevano essere consegnate nel fondovalle. I grossisti di generi alimentari erano in prevalenza le ditte Da Vià Italo e Passuello & Genova di Calalzo, oppure i molini Variola di Cordovado (PN). Scaricavano prodotti alimentari che poi venivano venduti sfusi e consistevano principalmente in sacchi di farina di granoturco per la polenta o di farina di frumento per fare i gnoche, i csanzèi o le ldagne, pasta e riso, damigiane o piccole botti di vino ( due ettolitri), olio di semi (che all’ epoca veniva commercializzato in fusti di duecento litri in metallo con due grossi cerchi sovrapposti alla circonferenza del bidone di modo che si potesse facilmente farlo rotolare), olio di oliva in damigiane di vetro, birra ( Pedavena ) in cassette di legno, bottiglioni di grappa ( (Maschio Bonaventura di Gaiarine-TV ) surrogato per il caffè ecc.. Mi ricordo la famosa (Miscela Leone ) oppure le confezioni lunghe di colore azzurro scuro nelle quali erano contenuti gli spaghetti delle ditte Cirillo e Fabbrocino di Torre Annunziata (NA), l’ estratto di carne Bovis commercializzato dalla birreria di Pedavena, il salame ungherese della ditta Morgante di Tarcento (UD), i sacchi di zucchero da un quintale dello zuccherificio di Pontelongo (PD). Questi erano alcuni prodotti di prima necessità consumati all’epoca. Il prelievo dei generi alimentari da questo deposito alle sedi dei negozio, avveniva con dei mezzi trainati da cavalli. D’estate le merci venivano caricate su un carro che in dialetto chiamiamo Pireli e d’inverno su uno slittone che chiamiamo Cocio. Allora non c’era l’obbligo delle bolle fiscali e il carico e scarico delle merci veniva tenuto su un quaderno a quadretti con la copertina di colore nero. I vettori delle merci dal magazzino ai negozi di rivendita erano i carrettieri Iona per Costalta e i Soravia per Valle, questi erano molto ben attrezzati con delle pariglie (cubie) di cavalli avellinesi da tiro che sono animali robusti e ben adatti allo scopo. Come sappiamo le cooperative hanno avuto anche la funzione di agevolare i soci nel pagamento della “spesa” con il famoso libretto. A differenza del moderno supermercato dove bisogna regolare immediatamente quando si acquista le merci, nelle cooperative c’era e c’è il libretto personale ed il socio consumatore poteva saldare il conto anche alla fine della stagione, dopo che aveva allevato e venduto un capo di bestiame o dopo che aveva finito il periodo di lavoro stagionale sote parón: in Pusteria a Cortina o all’ estero. Inoltre, una caratteristica delle cooperative è quella del ristorno ai soci; ovvero, quando si approva il bilancio di fine esercizio dall’ utile realizzato dall’ azienda viene distribuito ai soci un bonus proporzionale all’ importo dei prodotti acquistati durante l’ anno, l’ importo di tale beneficio viene per statuto deliberato dall’ assemblea dei soci. Come di consueto voglio terminare questo mio ricordo con un simpatico episodio che mi è ritornato alla mente. Un giorno io e alcuni amichetti giocavamo a rincorrerci tra le damigiane vuote che dovevano essere rese al fornitore del vino, finì che una damigiana si rovesciò e si ruppe il collo, allora la signora Mora per intimorirci ci disse che avremmo dovuto pagare il danno. Ora, non so se per la nostra beata innocenza oppure se per furbizia, pur di cavarci d’impaccio dalla spiacevole situazione, rispondemmo di non preoccuparsi, che con i ciode e al martél se guernà. Nelle persone presenti scoppiò una risata di vero gusto, e solo dopo fummo rimproverati per l’accaduto.

-Gian Antonio Casanova Fuga-

Nessun commento:

Posta un commento