L’attuale strada regionale 355
della Val Degano e le altre vie di comunicazione interne del nostro Comune, oggi
le vediamo percorse da innumerevoli automobili, camions, corriere o altri mezzi
di trasporto. Infatti, anche da noi in quasi tutte le famiglie c’è almeno una
macchina, o una moto, o un furgone che ci consentono di spostarci da un paese
all’altro con una certa rapidità. Naturalmente non è sempre stato così, e chi
avrà la pazienza di leggere queste righe potrà farsi un’ idea di come si sono
evolute le cose nel nostro territorio. Fino al 1962 la strada principale,
ovvero la traversa comunale dell’ex statale Val Degano era una strada
provinciale ed alla manutenzione ordinaria e straordinaria provvedeva la Provincia di Belluno. A
quei tempi gli stradini incaricati di tenere in ordine il fondo stradale erano
persone del luogo che per fare il loro lavoro dovevano trascinarsi dietro la
pesante galiota. Questo mezzo di
trasporto era un piccolo carro con
due ruote in legno ricoperte con una robusta lamina di ferro che fungeva da battistrada,
nella parte posteriore del piano di carico c’era una sponda che serviva da “ribaltabile”,
all’ occorrenza si sollevava per scaricare il materiale necessario. La galiota
veniva riempita di ghiaia di dolomia (quella rosa che si amalgama facilmente) e che serviva a livellare le buche che
si formavano sulla superficie stradale, specialmente con il disgelo primaverile
o dopo i temporali estivi. Nei mesi invernali le strade erano ricoperte da uno
strato di neve gelata che si formava dopo le nevicate e il successivo passaggio
dello spartineve (varscèi ) trainato
da cavalli. Quindi, oltre alle rare macchine potevano transitare anche le lióde che allora erano dei mezzi
fondamentali di trasporto, sia del fieno falciato nell’estate precedente e “depositato”
nelle möde di monte e
che ora andava portato nei
fienili di paese, sia della legna anche essa accatastata nei boschi e che
bisognava trasportare a casa. A tal proposito ricordo “processioni “di lióde di persone di Campolongo che
ritornavano dalla Val Visdende verso le due del pomeriggio. Arrivata la
primavera con le sue giornate assolate e ancor di più l’estate con il caldo
torrido al passaggio delle macchine, dalla strada sterrata si alzavano nuvole
di polvere, pertanto chi abitava nelle
vicinanze doveva provvedere a bagnare la carreggiata per attenuarne il fenomeno.
Proprio per eliminare questo
inconveniente l’Amministrazione comunale appaltò all’impresa “Astramare” ( il
nome è una pura coincidenza con la borgata di Mare ) la pavimentazione della
traversa comunale Mare-Presenaio della statale, il lavoro consisteva nel
realizzare una ricopertura a macadam. Infatti, venne steso sulla strada uno
strato di pietrisco dallo spessore rilevante che poi venne rifinito con la
boiacca come un normale battuto di cemento; i lavori terminarono nel mese di
settembre del 1956. La cosa parve già allora abbastanza curiosa perché in tutto
il Comelico solo nel Comune di San Pietro venne messa in opera una tale
metodologia per la depolverizzazione della strada, mentre dalle altre parti si
usarono gli eleganti cubetti di porfido o l’asfalto al catrame come si fa
abitualmente anche ai nostri giorni. La strada che porta a Costalta specialmente
nel tratto che da l’ota dla pala saliva
fino al capitello di sant’ Antonio (
tutt’ ora esistente ) era un tratto molto ripido e alquanto pericoloso, quindi
a cura e spese dalla Regola di Costalta venne realizzata la variante che si
percorre attualmente. Per questa realizzazione vinse l’appalto l’impresa Dal
Zuffo di Feltre; mentre l’asfalto arrivò all’ interno della frazione più alta del Comune nel 1967. Dopo
aver descritto le opere realizzate in quegli anni sulle nostre strade mi sembra
doveroso parlare di alcune persone che in molti abbiamo conosciuto e che per
svolgere il loro lavoro percorrevano ogni giorno queste nostre vie di
comunicazione. Erano i “ tassisti”, ovvero i noleggiatori da rimessa che in quegli
anni svolgevano un servizio utile alla popolazione di San Pietro. I loro noli
consistevano nel portare i clienti da Mare a Costalta o a San Pietro o a Valle,
ma anche a Santo Stefano ad Auronzo, alla stazione ferroviaria di Calalzo e
finanche a Belluno. Basti pensare che allora chi doveva andare all’ospedale per
un’urgenza o per un normale ricovero non poteva avvalersi delle autoambulanze,
non c’erano, o vi andava in corriera oppure doveva ricorrere all’automobile a
noleggio. I loro nomi: Oscar e Livio Danpolin
di Mare, Staier di Presenaio, Ettore Pulo di Costalta, più tardi si
aggiungeranno Narciso e Fiór di Mare.
Le automobili che usavano a quel tempo erano l’ Ardea della Lancia, la Millecento
della Fiat o la Millequattro della
Fiat. Questa attività di noleggio con conducente durò circa una ventina d’anni,
poi con l’espandersi della motorizzazione in tutte le famiglie la richiesta di
noleggi andò via via diminuendo ed infine si esaurì. In quegli anni a Mare si
alternarono tre distributori di benzina e miscela
per moto, il primo era ubicato nella vara
di Frare, in seguito fu spostato vicino all’albergo Fabian in quella
piccola zonetta di terreno vicino al bar. Il gestore di questo secondo rifornimento
di carburanti era Gidio ( Pradetto
Roman ) che allo stesso tempo era il
conduttore dal barachin, (chiosco in
legno di color verde scuro con base ottagonale, poi ricostruito in muratura), nel
chiosco di Gidio si poteva comperare
giornali, frutta e verdura e anche bombole di gas. Allora le pompe che
distribuivano la benzina erano manuali e azionate con una leva che veniva mossa
da destra verso sinistra finché non si riempiva un contenitore che si trovava all’interno
della pompa, a quel punto azionando la “pistola” si travasava la benzina nel
serbatoio della macchina o della moto. La marca di questo carburante era « O Z
O ». Sempre a Mare, aldilà del ponte sul
rio Rin nel censuario del Comune di Santo Stefano sorse in quegli anni il
distributore dei consorti Quattrer che debitamente riammodernato ed ampliato è
tutt’ ora in funzione. Agli inizi distribuiva i carburanti della «TOTAL». In
quel periodo anche da noi circolavano i primi scooter, tipo il Galletto della Guzzi, la Vespa
della Piaggio e la Lambretta della
Innocenti, e anche alcune moto di cilindrata superiore tipo le moto Guzzi 250 o 500, la Laverda, l’ Aprilia e la BSA
inglese. Per concludere racconterò un gioco abbastanza in voga tra noi ragazzini
in quegli anni. Durante l’estate sulla strada principale passavano più macchine
del solito e uno dei nostri passatempi preferiti consisteva nel tener conto (
ognuno secondo la targa automobilistica scelta) di quanti automezzi con
immatricolazione diversa da Belluno transitavano nelle due o tre ore che durava
il nostro svago. Di solito chi aveva scelto Udine o Treviso era sempre in testa
alla classifica, ma andavano bene anche Gorizia e Trieste oppure Venezia o
Vicenza. Ora con il nuovo sistema di targare i veicoli anche questo
divertimento sarebbe precluso. Consentitemi anche, dopo tanti anni, di
”confessare” uno scherzetto che noi ragazzini facevamo ai motociclisti di
allora; questi erano persone di una certa età e con quel pochino di benessere
che finalmente godevano, dopo le privazioni della guerra, alcuni erano riusciti
a comperare un motoscooter, anche se di seconda mano,( al tempo non c’era
l’obbligo della patente per i motociclisti e quasi tutti erano alle prime armi
con il funzionamento di questi mezzi meccanici). Ebbene, noi si approfittava di
una loro sosta al bar per staccare leggermente il cavetto elettrico che dalla
batteria porta la corrente alla candela del motore a scoppio, ciò impediva al
meccanismo di produrre la scintilla e quindi nonostante le vigorose pedalate
sulla messa in moto il motore non si accendeva. Quando il malcapitato usciva
dal bar per salire sulla moto e dirigersi verso casa non c’era verso di farla partire, allora giù
imprecazioni di ogni tipo contro i motori e le motociclette. Dopo un po’che
assistevamo alla scena, doverosamente si faceva presente che la moto doveva essersi
ingolfata e per questo non partiva, quindi ci si offriva di dargli una spinta
per far ripartire il mezzo. Nel frattempo bastava toccare il cavetto della
candela per far riprendere il contatto elettrico e tutto funzionava alla
perfezione. Qualche volta abbiamo anche avuto delle caramelle o dei
cioccolatini in premio per l’aiuto offerto al motociclista in “panne”. Cosa
volete che vi dica, in definitiva erano scherzi innocenti che non portavano
danno a nessuno, allora non c’erano né la televisione né le playstation che i ragazzini hanno al giorno
d’oggi e noi ci si divertiva anche in questo modo facendo queste piccole
marachelle.
Gian
Antonio Casanova Fuga
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