domenica 5 marzo 2017

LE NOSTRE STRADE ED I MEZZI DI LOCOMOZIONE ALCUNI DECENNI FA



         

L’attuale strada regionale 355 della Val Degano e le altre vie di comunicazione interne del nostro Comune, oggi le vediamo percorse da innumerevoli automobili, camions, corriere o altri mezzi di trasporto. Infatti, anche da noi in quasi tutte le famiglie c’è almeno una macchina, o una moto, o un furgone che ci consentono di spostarci da un paese all’altro con una certa rapidità. Naturalmente non è sempre stato così, e chi avrà la pazienza di leggere queste righe potrà farsi un’ idea di come si sono evolute le cose nel nostro territorio. Fino al 1962 la strada principale, ovvero la traversa comunale dell’ex statale Val Degano era una strada provinciale ed alla manutenzione ordinaria e straordinaria provvedeva la Provincia di Belluno. A quei tempi gli stradini incaricati di tenere in ordine il fondo stradale erano persone del luogo che per fare il loro lavoro dovevano trascinarsi dietro la pesante galiota. Questo mezzo di trasporto era un piccolo carro con due ruote in legno ricoperte con una robusta lamina di ferro che fungeva da battistrada, nella parte posteriore del piano di carico c’era una sponda che serviva da “ribaltabile”, all’ occorrenza si sollevava per scaricare il materiale necessario.  La galiota veniva riempita di ghiaia di dolomia (quella rosa che si amalgama facilmente) e che serviva a livellare le buche che si formavano sulla superficie stradale, specialmente con il disgelo primaverile o dopo i temporali estivi. Nei mesi invernali le strade erano ricoperte da uno strato di neve gelata che si formava dopo le nevicate e il successivo passaggio dello spartineve (varscèi ) trainato da cavalli. Quindi, oltre alle rare macchine potevano transitare anche le lióde che allora erano dei mezzi fondamentali di trasporto, sia del fieno falciato nell’estate precedente e “depositato” nelle möde di monte e che ora andava portato nei fienili di paese, sia della legna anche essa accatastata nei boschi e che bisognava trasportare a casa. A tal proposito ricordo “processioni “di lióde di persone di Campolongo che ritornavano dalla Val Visdende verso le due del pomeriggio. Arrivata la primavera con le sue giornate assolate e ancor di più l’estate con il caldo torrido al passaggio delle macchine, dalla strada sterrata si alzavano nuvole di  polvere, pertanto chi abitava nelle vicinanze doveva provvedere a bagnare la carreggiata per attenuarne il fenomeno.  Proprio per eliminare questo inconveniente l’Amministrazione comunale appaltò all’impresa “Astramare” ( il nome è una pura coincidenza con la borgata di Mare ) la pavimentazione della traversa comunale Mare-Presenaio della statale, il lavoro consisteva nel realizzare una ricopertura a macadam. Infatti, venne steso sulla strada uno strato di pietrisco dallo spessore rilevante che poi venne rifinito con la boiacca come un normale battuto di cemento; i lavori terminarono nel mese di settembre del 1956. La cosa parve già allora abbastanza curiosa perché in tutto il Comelico solo nel Comune di San Pietro venne messa in opera una tale metodologia per la depolverizzazione della strada, mentre dalle altre parti si usarono gli eleganti cubetti di porfido o l’asfalto al catrame come si fa abitualmente anche ai nostri giorni. La strada che porta a Costalta specialmente nel tratto che da l’ota dla pala saliva fino al capitello di sant’ Antonio ( tutt’ ora esistente ) era un tratto molto ripido e alquanto pericoloso, quindi a cura e spese dalla Regola di Costalta venne realizzata la variante che si percorre attualmente. Per questa realizzazione vinse l’appalto l’impresa Dal Zuffo di Feltre; mentre l’asfalto arrivò all’ interno della  frazione più alta del Comune nel 1967. Dopo aver descritto le opere realizzate in quegli anni sulle nostre strade mi sembra doveroso parlare di alcune persone che in molti abbiamo conosciuto e che per svolgere il loro lavoro percorrevano ogni giorno queste nostre vie di comunicazione. Erano i “ tassisti”, ovvero i noleggiatori da rimessa che in quegli anni svolgevano un servizio utile alla popolazione di San Pietro. I loro noli consistevano nel portare i clienti da Mare a Costalta o a San Pietro o a Valle, ma anche a Santo Stefano ad Auronzo, alla stazione ferroviaria di Calalzo e finanche a Belluno. Basti pensare che allora chi doveva andare all’ospedale per un’urgenza o per un normale ricovero non poteva avvalersi delle autoambulanze, non c’erano, o vi andava in corriera oppure doveva ricorrere all’automobile a noleggio. I loro nomi: Oscar e Livio Danpolin di Mare, Staier di Presenaio, Ettore Pulo di Costalta, più tardi si aggiungeranno Narciso e Fiór di Mare. Le automobili che usavano a quel tempo erano l’ Ardea della Lancia, la Millecento della Fiat o la Millequattro della Fiat. Questa attività di noleggio con conducente durò circa una ventina d’anni, poi con l’espandersi della motorizzazione in tutte le famiglie la richiesta di noleggi andò via via diminuendo ed infine si esaurì. In quegli anni a Mare si alternarono tre distributori di benzina e miscela per moto, il primo era ubicato nella vara di Frare, in seguito fu spostato vicino all’albergo Fabian in quella piccola zonetta di terreno vicino al bar. Il gestore di questo secondo rifornimento di carburanti era Gidio ( Pradetto Roman ) che allo stesso tempo era il conduttore dal barachin, (chiosco in legno di color verde scuro con base ottagonale, poi ricostruito in muratura), nel chiosco di Gidio si poteva comperare giornali, frutta e verdura e anche bombole di gas. Allora le pompe che distribuivano la benzina erano manuali e azionate con una leva che veniva mossa da destra verso sinistra finché non si riempiva un contenitore che si trovava all’interno della pompa, a quel punto azionando la “pistola” si travasava la benzina nel serbatoio della macchina o della moto. La marca di questo carburante era « O Z O ».  Sempre a Mare, aldilà del ponte sul rio Rin nel censuario del Comune di Santo Stefano sorse in quegli anni il distributore dei consorti Quattrer che debitamente riammodernato ed ampliato è tutt’ ora in funzione. Agli inizi distribuiva i carburanti della  «TOTAL». In  quel periodo anche da noi circolavano i primi scooter, tipo il Galletto della Guzzi, la Vespa della Piaggio e la Lambretta della Innocenti, e anche alcune moto di cilindrata superiore tipo le moto Guzzi 250 o 500, la Laverda, l’ Aprilia e la BSA inglese. Per concludere racconterò un gioco abbastanza in voga tra noi ragazzini in quegli anni. Durante l’estate sulla strada principale passavano più macchine del solito e uno dei nostri passatempi preferiti consisteva nel tener conto ( ognuno secondo la targa automobilistica scelta) di quanti automezzi con immatricolazione diversa da Belluno transitavano nelle due o tre ore che durava il nostro svago. Di solito chi aveva scelto Udine o Treviso era sempre in testa alla classifica, ma andavano bene anche Gorizia e Trieste oppure Venezia o Vicenza. Ora con il nuovo sistema di targare i veicoli anche questo divertimento sarebbe precluso. Consentitemi anche, dopo tanti anni, di ”confessare” uno scherzetto che noi ragazzini facevamo ai motociclisti di allora; questi erano persone di una certa età e con quel pochino di benessere che finalmente godevano, dopo le privazioni della guerra, alcuni erano riusciti a comperare un motoscooter, anche se di seconda mano,( al tempo non c’era l’obbligo della patente per i motociclisti e quasi tutti erano alle prime armi con il funzionamento di questi mezzi meccanici). Ebbene, noi si approfittava di una loro sosta al bar per staccare leggermente il cavetto elettrico che dalla batteria porta la corrente alla candela del motore a scoppio, ciò impediva al meccanismo di produrre la scintilla e quindi nonostante le vigorose pedalate sulla messa in moto il motore non si accendeva. Quando il malcapitato usciva dal bar per salire sulla moto e dirigersi verso casa non  c’era verso di farla partire, allora giù imprecazioni di ogni tipo contro i motori e le motociclette. Dopo un po’che assistevamo alla scena, doverosamente si faceva presente che la moto doveva essersi ingolfata e per questo non partiva, quindi ci si offriva di dargli una spinta per far ripartire il mezzo. Nel frattempo bastava toccare il cavetto della candela per far riprendere il contatto elettrico e tutto funzionava alla perfezione. Qualche volta abbiamo anche avuto delle caramelle o dei cioccolatini in premio per l’aiuto offerto al motociclista in “panne”. Cosa volete che vi dica, in definitiva erano scherzi innocenti che non portavano danno a nessuno, allora non c’erano né  la televisione né le playstation che i ragazzini hanno al giorno d’oggi e noi ci si divertiva anche in questo modo facendo queste piccole marachelle.

                                                                                              Gian Antonio Casanova Fuga





                                                                      
                                              

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