Come sappiamo l’estate è il periodo più favorevole per le escursioni e le lunghe passeggiate tra i nostri meravigliosi boschi e vallate.
Ogni anno mi capita di fare diverse camminate in Val Visdende e quest’anno coincidenza ha voluto che transitassi per “ Costa Ẑuco”, località che non visitavo da un po’di tempo
Questo tragitto mi ha fatto venire alla mente un mio soggiorno nei primi anni Cinquanta, quando, mia mamma che era indaffarata nei lavori dell’albergo ristorante bar, a Mare, mi mandò ospite per tutto il mese di agosto proprio a “Costa Ẑuco “ presso i genitori di “ Gigia di Beta “(che allora collaborava con la mia famiglia nel mandare avanti l’attività ).
Abitavo nella loro bella casera completamente di legno, al mattino ci si svegliava presto ci si lavava con l’acqua fredda “ ẑal baẑin “, poi si faceva colazione con latte appena munto e” pön de siéla”, quindi via nel bosco a far legna e anche qualche “tondino” assieme a Enzo De Bernardin di Campolongo che è un anno più vecchio di me.
Al pomeriggio si giocava a saltare in groppa ai cavalli che pascolavano liberi “ẑal ciampei” assieme ad alcune vacche, alle pecore, alle capre e ai maiali.
Alla sera si andava a dormire presto, non c’era la luce elettrica quindi tutta la giornata si svolgeva secondo i ritmi naturali del levare e calare del sole.
A mezzogiorno per pranzo c’era spesso la polenta col “formái” e a merenda una bella fetta di pane spalmata di burro con sopra lo zucchero, alla sera per cena “mös- co- l- onto”.o “minestron de sbulie“ ( cibi che mi piacciono ancora adesso ).
Capitava anche di dover aiutare” barba Tone “ a lavorare il latte delle loro mucche, in modo particolare a noi bambini era riservato il compito della produzione dell’“onto” girando a mano ”la pègna” dove era stata depositata la “brama” che andava sbattuta fino a ricavarne un ottimo e genuino burro.
Mi ricordo che io e Enzo giocando a fare gli uomini maturi avevamo appiccicato al mento la barba degli alberi, con la resina dei larici “ lágrimo “, poi per toglierla avevamo dovuto strofinare il viso con sabbia fine e l’acqua fresca del torrente procurandoci delle escoriazioni.
La mamma di Gigia “ tata Corina “ mia curava spalmandomi nelle piccole ferite del burro fresco.”.
Infatti, non ho riportato alcun segno permanente di quella avventura da bambini di una volta
Ripensando a queste cose della mia serena fanciullezza e collegando il fatto che alcuni mesi fa facendo una ricerca storica avevo rintracciato una vecchia foto dell’inizio Novecento, ho pensato bene di far conoscere ai lettori del bollettino parrocchiale la storiella ed in particolare di far ammirare la vecchia e significativa fotografia che rende immediatamente percepibile la realtà ambientale di “Costa Ẑuco” cento anni fa.
-Gian Antonio Casanova Fuga-
Avevo meno di dieci anni quando ho felicemente soggiornato nel mese di agosto in Val Visdende.
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