sabato 4 marzo 2017

CORDOL N OTA- bollettino parrocchiale di San Pietro



                 
                 La località Ponte Cordevole prima delle devastanti alluvioni del 1965-1966 era un luogo completamente diverso da come lo si vede ora.
                   La piccola borgata era composta da due case, due segherie con relativi alloggi per il personale, piazzali per lo stoccaggio del  legname ed una cabina elettrica, unica struttura rimasta intatta dopo la furia del maltempo.
                   La miniera di Salafossa era già in funzione anche se non con i ritmi di estrazione del materiale che avrebbe assunto l’attività alla fine degli anni Sessanta inizio anni Settanta.
                   Nel fabbricato degli ex uffici della Pertusola  dove si trova ora l’autofficina di Gidio De Bernardin, c’era una segheria di proprietà dell’Industria Cadorina del Legno che aveva sede a Calalzo e il loro dipendente in loco era Tone d Pio.
                    Un po’ prima dell’attuale galleria sulla statale Val Degano si girava a sinistra su un ponte sul Piave di Sappada e dopo un’ampia semicurva ci si trovava di fronte all’osteria «Alle Alpi» della famiglia De Martin Pinter, sulla sinistra la strada del Cianà che portava in Val Visdende.
                   Percorrendo questa strada allora sulla sinistra orografica del torrente Silvella o ramo del Piave che scende da Visdende, dopo circa un chilometro si arrivava alle Fontane, dove c’era la grande segheria dei F.lli De Pol ( Genaro e Ginio Campanaro), importanti imprenditori nel settore del legname.
                   Quindi si proseguiva percorrendo il Ciarèi dante e successivamente il Ciarèi dòi, e poco prima di arrivare a Cima Canale c’era e c’è tutt’oggi il capitello con la Madonnina.
                    In questo luogo una sosta per una preghiera o un semplice segno di croce era una consuetudine molto sentita tra la nostra gente.
                   Peraltro questo tratto di  strada era stato in parte modificato, allargato ed asfaltato nell’estate del 1966 in occasione della festa della montagna a Prà Marino.
                   Tornando in Cordól, poco prima di arrivare al bivio per la Val Visdende, sulla sinistra, c’era un altro ponte sul Silvella, questo ponte era di proprietà privata e serviva a collegare la strada statale alla segheria del geom. Rodolfo Quattrer.
                   L’ampia segheria Quattrer si trovava dove ora è ubicato il campeggio Val Visdende.
                   Proprio davanti al bar ristorante di Dante d Cordól, la cui famiglia era composta dalla moglie Lina con i figli Lea, Genio e Vittore, nono Nane e nona Tilde, cuoca di impareggiabile valore, c’era la fermata delle corriere delle autolinee Carnia Cadore.
                   Subito dopo in direzione Sappada si incontrava la casa della famiglia di Bandöta d Cordól, con i figli Tita, Giovanin, Fredo, Maria, e poi la segheria di Ginio Batiston, mio padre.
                   Prima di arrivare a Sappada la strada attraversava e attraversa le località di Piss, Rin Bianco e Agatona.
                   Dopo aver descritto la piccola e ridente borgata di allora e aver ricordato le persone che abitavano questo luogo, importante “porta” di accesso alla Val Visdende e Sappada, consentitemi di accennare come si svolgeva la vita in quelli anni in Cordól.
                   Come sappiamo a cominciare dall’autunno e nei mesi invernali di sole
ne arriva ben poco, è nascosto dal massiccio della Terza Piccola, quindi bisognava dotarsi di una buona scorta di legna per scaldare adeguatamente gli ambienti di lavoro e le case.
                   Per fare la “spesa” ci si doveva recare presso la Cooperativa Carnica di Parnèi dòi, dove Gilberto (De Zolt) era ben lieto di servire i clienti con il suo fornitissimo negozio di generi alimentari.
                   Le persone adulte erano quasi tutte occupate o in miniera o nelle segherie, dove si svolgeva la lavorazione dei tronchi ( táie) con la segagione, la rifilatura, l’accatastamento per l’essicazione e l’ assortimento del tavolame (brèie).
                   Quando poi le tavole venivano vendute i camion adibiti al trasporto venivano caricati a mano,ovvero a spalla; gli odierni muletti idraulici non erano ancora sul mercato.
                   In quegli anni era  importante anche il commercio e la lavorazione dei tondelli (tondini) che consisteva nel levare completamente la corteccia con apposito
attrezzo (fero da splà tondini).
                   Infatti, questi ultimi erano molto richiesti dalle cartiere per la produzione della carta.
                   Anche noi ragazzini durante le vacanze estive dovevamo dare una mano alla famiglia, c’era chi aiutava a fare la legna nei boschi, chi portava al pascolo le mucche  (vace o tore), chi si guadagnava qualche soldino con dei lavoretti.
                   Mi ricordo che allora era in voga raccogliere dalla riva del Piave al solón fin, ovvero la sabbia tipo lido che serviva ai muratori per fare gli intonaci di finitura.
                   Anche io ho fatto questa esperienza, con la gerla ( dèi) ho raccolto nel fiume e portato a strada alcuni metri cubi di sabbia fine; poi con la mediazione di mio padre l’ho veduta all’impresario edile Guido d Luzio di Valle, guadagnando, me lo ricordo ancora, duemila lire.
                   Ora le cose sono cambiate in tutti i sensi però certi valori e certi ricordi rimangono incancellabili nella nostra mente.

                                                        -Gian Antonio Casanova Fuga-
        
                  

1 commento:

  1. L' articolo è stato pubblicato sul VISDENDE e descrive come si viveva negli anni Cinquanta a Ponte Cordevole.

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