La località
Ponte Cordevole prima delle devastanti alluvioni del 1965-1966 era un luogo
completamente diverso da come lo si vede ora.
La piccola borgata era composta da due case, due
segherie con relativi alloggi per il personale, piazzali per lo stoccaggio del legname ed una cabina elettrica, unica
struttura rimasta intatta dopo la furia del maltempo.
La miniera di Salafossa era già in funzione anche
se non con i ritmi di estrazione del materiale che avrebbe assunto l’attività
alla fine degli anni Sessanta inizio anni Settanta.
Nel fabbricato degli ex uffici della Pertusola dove si trova ora l’autofficina di Gidio De Bernardin, c’era una segheria
di proprietà dell’Industria Cadorina del Legno che aveva sede a Calalzo e il loro
dipendente in loco era Tone d Pio.
Un po’
prima dell’attuale galleria sulla statale Val Degano si girava a sinistra su un
ponte sul Piave di Sappada e dopo un’ampia semicurva ci si trovava di fronte all’osteria
«Alle Alpi» della famiglia De Martin Pinter, sulla sinistra la strada del Cianà che portava in Val Visdende.
Percorrendo questa strada allora sulla sinistra orografica
del torrente Silvella o ramo del Piave che scende da Visdende, dopo circa un
chilometro si arrivava alle Fontane, dove c’era la grande segheria dei F.lli De
Pol ( Genaro e Ginio Campanaro), importanti
imprenditori nel settore del legname.
Quindi si proseguiva percorrendo il Ciarèi dante e successivamente il Ciarèi dòi, e poco prima di arrivare a
Cima Canale c’era e c’è tutt’oggi il capitello con la Madonnina.
In questo
luogo una sosta per una preghiera o un semplice segno di croce era una
consuetudine molto sentita tra la nostra gente.
Peraltro questo tratto di strada era stato in parte modificato, allargato
ed asfaltato nell’estate del 1966
in occasione della festa della montagna a Prà Marino.
Tornando in
Cordól, poco prima di arrivare al bivio per la Val Visdende, sulla
sinistra, c’era un altro ponte sul Silvella, questo ponte era di proprietà
privata e serviva a collegare la strada statale alla segheria del geom. Rodolfo
Quattrer.
L’ampia segheria Quattrer si trovava dove ora è
ubicato il campeggio Val Visdende.
Proprio davanti al bar ristorante di Dante d Cordól, la cui famiglia era
composta dalla moglie Lina con i figli
Lea, Genio e Vittore, nono Nane e nona Tilde, cuoca di impareggiabile valore, c’era la fermata delle corriere
delle autolinee Carnia Cadore.
Subito dopo in direzione Sappada si incontrava la
casa della famiglia di Bandöta d Cordól, con i figli Tita, Giovanin, Fredo, Maria, e poi la
segheria di Ginio Batiston, mio
padre.
Prima di arrivare a Sappada la strada attraversava
e attraversa le località di Piss, Rin Bianco e Agatona.
Dopo aver descritto la piccola e ridente borgata
di allora e aver ricordato le persone che abitavano questo luogo, importante “porta”
di accesso alla Val Visdende e Sappada, consentitemi di accennare come si
svolgeva la vita in quelli anni in Cordól.
Come sappiamo a cominciare dall’autunno e nei mesi
invernali di sole
ne arriva ben poco, è nascosto
dal massiccio della Terza Piccola, quindi bisognava dotarsi di una buona scorta
di legna per scaldare adeguatamente gli ambienti di lavoro e le case.
Per fare la “spesa” ci si doveva recare presso la Cooperativa Carnica
di Parnèi dòi, dove Gilberto (De Zolt) era ben lieto di
servire i clienti con il suo fornitissimo negozio di generi alimentari.
Le persone adulte erano quasi tutte occupate o in
miniera o nelle segherie, dove si svolgeva la lavorazione dei tronchi ( táie) con la segagione, la rifilatura,
l’accatastamento per l’essicazione e l’ assortimento del tavolame (brèie).
Quando poi le tavole venivano vendute i camion adibiti
al trasporto venivano caricati a mano,ovvero a spalla; gli odierni muletti
idraulici non erano ancora sul mercato.
In quegli anni era
importante anche il commercio e la lavorazione dei tondelli (tondini) che consisteva nel levare
completamente la corteccia con apposito
attrezzo (fero da splà tondini).
Infatti, questi ultimi erano molto richiesti dalle
cartiere per la produzione della carta.
Anche noi ragazzini durante le vacanze estive
dovevamo dare una mano alla famiglia, c’era chi aiutava a fare la legna nei
boschi, chi portava al pascolo le mucche
(vace o tore), chi si guadagnava
qualche soldino con dei lavoretti.
Mi ricordo che allora era in voga raccogliere dalla
riva del Piave al solón fin, ovvero la sabbia tipo lido
che serviva ai muratori per fare gli intonaci di finitura.
Anche io ho fatto questa esperienza, con la gerla ( dèi) ho raccolto nel fiume e portato a
strada alcuni metri cubi di sabbia fine; poi con la mediazione di mio padre l’ho
veduta all’impresario edile Guido d Luzio
di Valle, guadagnando, me lo ricordo ancora, duemila lire.
Ora le cose sono cambiate in tutti i sensi però
certi valori e certi ricordi rimangono incancellabili nella nostra mente.
-Gian Antonio
Casanova Fuga-
L' articolo è stato pubblicato sul VISDENDE e descrive come si viveva negli anni Cinquanta a Ponte Cordevole.
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