sabato 4 marzo 2017

IL BOSCO DELL' IMPERO





        Prima della disastrosa alluvione del settembre 1965, dalla piazzetta Garibaldi a Mare sul lato destro della strada (direzione Sappada) c’erano due sentieri che portavano al boschetto dell’Impero.
            Un sentiero passava di fianco alla casa e al  tabiè de Flize d Coco e un altro correva adiacente alla casa di Tilio Campanaro.
            Certamente il nome (impero) alla località fu dato negli anni 1936/1937 a seguito rimboschimento del terreno fatto dall’amministrazione comunale di allora.
            In precedenza il posto era ghiaioso e ricco di cespugli e alberi di ontano (aune).
            Nel terreno fertile erano cresciute delle belle piante di abete rosso e all’interno della zona alberata c’era uno spiazzo con fondo sabbioso che era stato adibito a campetto di calcio.
            Tra il bosco dell’Impero e i prati di Pascher scorreva tranquillo con le sponde irrobustite dalle arce il fiume Piave, la fine del boschetto verso Campolongo era delimitata dalla  confluenza dal Giò d Rin con la Piai.
            Questa amena località molto vicina al paese era per noi ragazzi e ragazze degli anni Cinquanta/Sessanta il nostro “parco giochi”; passavano interi pomeriggi del giovedì e del sabato, e quanto eravamo liberi da impegni scolastici intere giornate, specialmente nei mesi estivi.
             Durante le partitelle di calcio succedeva spesso che un tiro in porta  non fosse parato dal portiere e il pallone  finisse nel fiume, allora bisognava rincorrerlo ed entrare nell’acqua a riprendersi la palla prima che la corrente se la portasse via.
            In luglio e agosto si faceva il möio, ovvero una nuotata nel Piave ( che allora non era inquinato ).
            Proprio di fronte al boschetto nella riva di Paschere c’era un grande sasso quadrato di circa quattro metri per quattro e altro circa due metri e cinquanta; proprio vicino a questo masso il fiume formava una concentrazione di acqua che consentiva di immergerci fino al collo e tentare così di nuotare facendoci portare dalla corrente.
            Sopra questo grosso masso si saliva per prendere il sole e far asciugare gli indumenti adoperati per fare il bagno.
            Durante l’estate uno dei passatempi preferiti era la costruzione di una capanna con rami e fogliame dei cespugli di nocciolo o con i rami di abete.
;           Qualche volta, con l’ausilio di alcune tavole la capanna la costruivano sugli alberi ad una discreta altezza da terra.
            Realizzata così la “casa” del gruppo si approntava un forno all’aperto per cuocere le vivande, usavamo sassi e argilla che erano  abbondanti sulle sponde del Piave.
            Poi tutti i componenti la compagnia erano chiamati ad eleggere un “capo”
che aveva il compito di coordinare i vari giochi e indicare i lavori da fare per mantenere in ordine l’accampamento.
            Ciò era anche  un modo per mantenere saldo l’affiatamento del gruppo.
            Formata la squadra, ognuno portava dello zucchero da casa e l’addetto alla cucina preparava al zucar d orgio, gustoso alimento quando non risultava bruciato per l’inesperienza del “cuoco”.
             All’ inizio dell’ autunno ( in quegli anni la scuola iniziava ad ottobre) cucinavamo anche delle patate lesse o arrostite nelle braci del nostro forno.
            Nei mesi di luglio e agosto nel bosco dell’Impero venivano spesso a giocare anche dei ragazzini e ragazzine delle colonie che erano da noi in villeggiatura.
            C’erano infatti nel paese di Mare le colonie montane di Mirano (VE) e di Rovigo e a Cima Mare la colonia Trombelli di Bologna.
            La sponda orografica destra del Piave era situata subito dopo il boschetto, ed era considerata una spiaggia a tutti gli effetti, si poteva prendere il sole e bagnarsi nelle acque del Piave, molto frequentata nei mesi estivi dai siore (turisti) ospitati negli alberghi o nelle case che affittavano appartamenti.
            Concludo questo mio ricordo dell’ infanzia con i nomi dialettali di alcuni dei giochi in voga quegli anni.
Diè a: bala e bus, la brusa, sotà la cavalöta, foradic, ladre e carabiniere, i morte, al nono, le nine, sautà la corda, pultrico, sparà con carburo.
           
                                                                      
                                                               -Gian Antonio Casanova Fuga-
           



1 commento:

  1. Non c'erano i telefonini ma noi ci divertivamo lo stesso e anche molto.

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