Alla fine degli anni
Cinquanta a Parnèidoi ( la borgata
dopo il ponte di Presenaio) viveva Miliuto, ( Massimiliano De Bernardin )
classe 1907 non era sposato e faceva il mestiere di calzolaio. Abitava e aveva
il laboratorio in una casa di sassi (
cioè priva di intonaco esterno ) nella parte sinistra della strada nella
direzione Santo Stefano Sappada.
Lo ricordo come una persona
non molto alta di statura (da qui il diminutivo al nome ) seduto al suo
banchetto di lavoro con il garmal (grembiule
) di cuoio e in mano la
subia ( punteruolo ) per cucire a mano le tomaie delle scarpe o
degli scarponi nelle suole di cuoio o
gomma “carrarmato “.
Egli viveva da solo ed oltre
ad accudire personalmente a tutte le faccende di casa si guadagnava da
vivere aggiustando scarpe e scarponi,
oppure su ordinazione dei clienti ne
faceva di nuove.
Allineate su una scansia un
po’ rialzata c’erano diverse forme in
legno che servivano al suo lavoro.
All’ epoca, per chi lavorava
nell’agricola ( allevatori e
coltivatori diretti ) o nel bosco a tagliare allestire e scalare piante era
necessario avere delle calzature idonee: coi
grife o giazins (ramponi ) che
non si trovavano in commercio.
Quindi, il mestiere di scarper ( calzolaio ) era una necessità per il modo di vivere di allora.
A quel tempo non c’era
ancora la cosiddetta società dei consumi
e le cose che servivano per le necessità quotidiane si riparavano e si portavo
fino al loro naturale esaurimento. Ebbene, in quegli anni percorrevo quotidianamente
il tratto di strada Mare-Ponte Cordevole
con la bicicletta, alla quale appendevo al manubrio l còndal (recipiente in alluminio ) perché portavo da mangiare al mio cane, un pastore tedesco di
nome “ bubi “, che aveva la cuccia in Cordól nel piazzale della segheria di mio padre.
Mia mamma a volte
approfittava di questo mio servizio per farmi portare le scarpe da riparare a Miliuto.
Egli mi accoglieva sempre con un sorriso e con
parole cordiali, mi chiamava “signorino”
e ciò mi creava un certo imbarazzo, (anche
se a quell’età non riuscivo a dirgli che non mi piaceva quel suo modo di dire ).
Con l’ alluvione del 1965
anche la sua casa di Parnèidoi fu distrutta dalla furia delle acque ed
egli aveva dovuto trasferirsi nella casa della Regola in piazzetta San
Volfango, dove continuò a lavorare fino alla sua morte avvenuta il 12/02/1979.
Molti di Voi si chiederanno
come mai ho scritto questo ricordo di Miliuto?
Confesso che la memoria mi è
stata risvegliata da alcune foto che ho ritrovato facendo una ricerca sulle
alluvioni degli anni Sessanta.
- Gian Antonio Casanova Fuga -
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