martedì 7 marzo 2017

RICORDO DI UNA PERSONA - MILIUTO-



                                      

Alla fine degli anni Cinquanta a Parnèidoi ( la borgata dopo il ponte di Presenaio)  viveva Miliuto, ( Massimiliano De Bernardin ) classe 1907 non era sposato e faceva il mestiere di calzolaio. Abitava e aveva il laboratorio  in una casa di sassi ( cioè priva di intonaco esterno ) nella parte sinistra della strada nella direzione Santo Stefano Sappada.
Lo ricordo come una persona non molto alta di statura (da qui il diminutivo al nome ) seduto al suo banchetto di lavoro con il garmal (grembiule )  di cuoio e in  mano la subia ( punteruolo )  per cucire a mano le tomaie delle scarpe o degli  scarponi nelle suole di cuoio o gomma “carrarmato “.
Egli viveva da solo ed oltre ad accudire personalmente a tutte le faccende di casa si guadagnava da vivere  aggiustando scarpe e scarponi, oppure  su ordinazione dei clienti ne faceva di nuove.
Allineate su una scansia un po’ rialzata  c’erano diverse forme in legno che servivano al suo lavoro.
All’ epoca, per chi lavorava nell’agricola ( allevatori e coltivatori diretti ) o nel bosco a tagliare allestire e scalare piante era necessario avere delle calzature idonee: coi grife o giazins (ramponi ) che non si trovavano in commercio.
Quindi, il mestiere di  scarper ( calzolaio ) era una  necessità per il modo di vivere di allora.
A quel tempo non c’era ancora  la cosiddetta società dei consumi e le cose che servivano per le necessità quotidiane si riparavano e si portavo fino al loro naturale esaurimento. Ebbene, in quegli anni percorrevo quotidianamente il tratto di  strada Mare-Ponte Cordevole con la bicicletta, alla quale appendevo al manubrio l còndal (recipiente in alluminio ) perché portavo da mangiare al mio cane, un pastore tedesco di nome “ bubi “, che aveva la cuccia in Cordól  nel piazzale della segheria di mio padre.
Mia mamma a volte approfittava di questo mio servizio per farmi portare le scarpe da riparare a Miliuto. 
Egli  mi accoglieva sempre con un sorriso e con parole cordiali,  mi chiamava “signorino” e  ciò mi creava un certo imbarazzo, (anche se a quell’età non riuscivo a dirgli che non mi piaceva quel suo modo di dire ).
Con l’ alluvione del 1965 anche la sua casa di Parnèidoi fu distrutta dalla furia delle acque ed egli aveva dovuto trasferirsi nella casa della Regola in piazzetta San Volfango, dove continuò a lavorare fino alla sua morte avvenuta il 12/02/1979.
Molti di Voi si chiederanno come mai  ho scritto questo ricordo di Miliuto?
Confesso che la memoria mi è stata risvegliata da alcune foto che ho ritrovato facendo una ricerca sulle alluvioni degli anni Sessanta.

                                                      - Gian Antonio Casanova Fuga -

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