Prima della riforma del 1962 che varò la scuola media
unificata, terminate le elementari, da noi c’erano principalmente due
possibilità per la continuazione degli studi; o si imboccava la strada della scuola
media classica, (la più vicina si trovava a Belluno), oppure ci si iscriveva alla
scuola di avviamento professionale di Santo Stefano alla quale facevano
riferimento tutti i paesi del Comelico e Sappada. Fatta questa premessa e
facendo appello alla memoria cercherò di descrivere la mia esperienza (comune a
molti miei coetanei) della frequenza in questa scuola più di cinquanta anni fa.
In via Udine sulla parte destra della strada in direzione Sappada sul finire
degli anni Cinquanta c’era un solo fabbricato ad uso scolastico; le altre
strutture furono costruite in seguito. Questo edificio era adibito
esclusivamente a scuola di avviamento professionale di tipo industriale. Le sue
spaziose aule hanno visto passare tra i banchi moltissimi ragazzi e ragazze del
nostro territorio. L’orario scolastico dell’ epoca era a tempo pieno, le
lezione iniziavano al mattino per terminare nel pomeriggio inoltrato. Entrando
dal portone principale al piano terra nella parte sinistra che dà verso
Campolongo c’era la mensa scolastica, mentre sulla destra c’erano i locali per
le esercitazioni pratiche col laboratorio di falegnameria e l’ officina meccanica.
Salita una rampa di scale c’erano le aule, gli uffici della direzione e la
segreteria della scuola. Le classi erano composte esclusivamente da maschi o da
femmine, non c’erano classi miste. Una volta entrati nella scuola la prima
persona che incontravano era : Privato, il bidello, il quale tra le altre
incombenze aveva il compito di suonare la campanella per l’ inizio ed il
termine delle lezioni. Nel corso di studio da me frequentato nella seconda metà
degli anni Cinquanta il direttore era l’ ing. Romano Kratter e a capo della
segreteria c’era la sig.ra Salimbeni. Gli insegnanti erano: la prof.ssa De Calò,
italiano, la prof.ssa Contarino, storia e geografia, la prof.ssa Dell’Ulivo,
francese, la prof.ssa Bagnaresi, matematica,il prof. D’ Urso,fisica e chimica,
il prof. Zandegiacomo per le esercitazioni pratiche in falegmameria,il prof.
Zaccaria per la meccanica, il prof. ing. Kratter per il disegno tecnico e la
tacnologia, il prof. Ferroni per musica e canto, il prof. Macchietto per
educazione fisica, don Emilio Del Din per religione. Ricordo anche come
insegnati supplenti la prof.ssa Kratter ( italiano storia e geografia) e il
prof. Nino Comis (educazione fisica).Per noi che provenivamo dalle elementari, abituati
a relazionarci con un unico insegnante, il dover studiare a orari
predeterminati con materie nuove e con professori che avevano stili d’insegnamento
e caratteri diversi, penso sia stato per tutti un salto di qualità nell’
impegno scolastico e nello sforzo di adattamento alla nuova situazione. Come
dicevo all’ inizio a Santo Stefano confluivano ragazzi e ragazze di tutta la
vallata, quindi non mancavano conoscenze e amicizie con nuovi compagni/compagne,
ma ci facevamo anche parecchi scherzi (tipo svitare e nascondere la parte
superiore del campanello delle bicicletta) e sfottò vari ( caratteristici dell’
età adolescenziale ) su questo o quel compagno di classe, per via della borgata
di provenienza o per il dialetto parlato, ( in molti casi con trascurabili
differenza tra un paese ed un altro ) altre volte con una parlata prima sconosciuta,
tipo il dialetto di Sappada che è un vero e proprio idioma di matrice tedesca. Per
quanto riguarda il tragitto casa-scuola , chi abitava nei paesi vicini, con la
bella stagione utilizzava la bicicletta, mentre nei mesi invernali ( allora a
Santo Stefano erano assai frequenti temperature che raggiungevano i meno 20-22 gradi
) si ricorreva all’abbonamento alle corse delle corriere delle autolinee
Carnia- Cadore. C’erano poi dei compagni o compagne dei paesi in quota, tipo
Costalissoio,Costa, Danta, Costalta che scendevano a valle e risalivano ogni
giorno a piedi. Chi abitava a Comelico Superiore o Sappada, data la distanza,
si serviva tutto l’ anno della corriera. A mezzogiorno terminavano le lezioni
del mattino, quindi si scendeva in mensa dove la sig.ra Ada Pellizzaroli ( il
marito era disperso in Russia ) ci aveva preparato il pranzo. I piatti nei quali
ci venivano serviti i pasti erano di latta ( l’ attuale comodità delle
stoviglie in plastica era allora sconosciuta). Il menù più frequente era della pasta
corta tipo rigatoni con il sugo al ragù, risotto, oppure dello spezzatino in
umido con le patate , certe volte ci veniva servito il minestrone di fagioli e
per finire il pasto non mancava mai una mela. Poi c’era l’ intervallo prima
della ripresa pomeridiana e nelle fredde giornate invernali alcuni di noi si
rifugiavano nell’ androne del municipio che era dotato di ottimo impianto di
riscaldamento centralizzato. Nella stagione più calda si passeggiava nelle vie
del paese, oppure si faceva un giro in bicicletta nei dintorni di Santo
Stefano, molte volte andavamo in bici fino al primo ponte della lasta dove nelle vicinanze si trova un
fortino militare, si entrava al buio nei lunghi corridoi illuminati solo dalla fioca
luce che entrava dalle feritoie dei cannoni. Rispetto alle scuole elementari ci
fu per ognuno di noi il primo approccio con una lingua straniera, il francese;
ricordo i compiti in classe e gli errori di pronuncia nelle lettura e traduzione dei testi o nella recita delle
poesie. Poi c’erano la matematica e l’algebra , la fisica e la chimica, materie
impegnative, con la risoluzione delle espressioni ricomprese tra le parentesi
tonde,quadre e graffe. Nei mesi caldi (fine maggio e i primi di giugno)
facevamo lezione con le finestre aperte e proprio sotto la scuola c’era un
impianto di lavorazione ghiaia e sabbia estratte dal letto del Piave. Molte
volte il rumore continuo e sempre di uguale intensità dei macchinario in
funzione ci disturbava non poco nello svolgimento delle lezioni. La scuola
allora non era dotata di una palestra vera e propria, quindi nei mesi invernali
facevamo teoria in classe, ma con la buona stagione ci spostavamo all’ aria
aperta nel cortile sottostante e alcune volte si andava a giocare a calcio al
campo sportivo di Baiarde. Con il
programma delle attività musicali del primo anno era stato costituito un coro
di voci bianche e al temine dell’ anno scolastico presso il bar cinema “Piave”
si era svolto un piccolo” festival “della canzone italiana con
protagonisti-cantanti alcuni studenti/studentesse della scuola supportate dal coro.
Uno dei momenti più attesi da noi giovanissimi studenti era la gita scolastica:un
anno siamo andati a Padova a visitare la fiera campionaria e abbiamo mangiato
alla trattoria “ Al Pero”, rinomato locale ancora in funzione almeno fino ad
alcuni anni fa. Un’ altra volta siamo andati a visitare la “Marzotto” di Valdagno (VI) ed in particolare
il quartiere operaio con case e servizi a disposizione dei dipendenti dell’
azienda. Un'altra volta siamo andati a visitare la città di Trento con il
castello del Buonconsiglio. Per le materie squisitamente professionali ricordo il
metodo per la squadratura dei fogli per il disegno tecnico, le esercitazioni
pratiche di falegnameria; del primo anno scolastico conservo ancora un appendi
asciugamano in abete tinto con l’ olio lino, come si usava allora. Per la parte
meccanica la mia prima esercitazione fu
la costruzione (con l’ ausilio della morsa) di un esagono con un filo di ferro
del diametro di due millimetri nel quale le due estremità dovevano essere
limate di modo che combaciassero perfettamente. Alla fine di ogni anno
scolastico i lavori degli alunni (maschi o femmine) venivano messi in mostra nei
locali della scuola dove si recavano in visita i genitori, i parenti o quanti
volevano rendere “ omaggio” alle nostre realizzazioni pratiche. Questi sono
alcuni personali “flash”“ retrodatati di oltre cinquanta anni sul polo
scolastico di Santo Stefano che nel corso di questo lungo periodo ha visto
incrementare non di poco la sua offerta di formazione scolastica ai giovani del
Comelico- Sappada e del centro Cadore .
Gian
Antonio Casanova Fuga
.
Articolo pubblicato su LA CONQUISTA bollettino parrocchiale di Santo Stefano di Cadore
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