lunedì 6 marzo 2017

RICORDI DELL' AVVIAMENTO PROFESSIONALE- A SANTO STEFANO





                   

Prima della riforma del 1962 che varò la scuola media unificata, terminate le elementari, da noi c’erano principalmente due possibilità per la continuazione degli studi; o si imboccava la strada della scuola media classica, (la più vicina si trovava a Belluno), oppure ci si iscriveva alla scuola di avviamento professionale di Santo Stefano alla quale facevano riferimento tutti i paesi del Comelico e Sappada. Fatta questa premessa e facendo appello alla memoria cercherò di descrivere la mia esperienza (comune a molti miei coetanei) della frequenza in questa scuola più di cinquanta anni fa. In via Udine sulla parte destra della strada in direzione Sappada sul finire degli anni Cinquanta c’era un solo fabbricato ad uso scolastico; le altre strutture furono costruite in seguito. Questo edificio era adibito esclusivamente a scuola di avviamento professionale di tipo industriale. Le sue spaziose aule hanno visto passare tra i banchi moltissimi ragazzi e ragazze del nostro territorio. L’orario scolastico dell’ epoca era a tempo pieno, le lezione iniziavano al mattino per terminare nel pomeriggio inoltrato. Entrando dal portone principale al piano terra nella parte sinistra che dà verso Campolongo c’era la mensa scolastica, mentre sulla destra c’erano i locali per le esercitazioni pratiche col laboratorio di falegnameria e l’ officina meccanica. Salita una rampa di scale c’erano le aule, gli uffici della direzione e la segreteria della scuola. Le classi erano composte esclusivamente da maschi o da femmine, non c’erano classi miste. Una volta entrati nella scuola la prima persona che incontravano era : Privato, il bidello, il quale tra le altre incombenze aveva il compito di suonare la campanella per l’ inizio ed il termine delle lezioni. Nel corso di studio da me frequentato nella seconda metà degli anni Cinquanta il direttore era l’ ing. Romano Kratter e a capo della segreteria c’era la sig.ra Salimbeni. Gli insegnanti erano: la prof.ssa De Calò, italiano, la prof.ssa Contarino, storia e geografia, la prof.ssa Dell’Ulivo, francese, la prof.ssa Bagnaresi, matematica,il prof. D’ Urso,fisica e chimica, il prof. Zandegiacomo per le esercitazioni pratiche in falegmameria,il prof. Zaccaria per la meccanica, il prof. ing. Kratter per il disegno tecnico e la tacnologia, il prof. Ferroni per musica e canto, il prof. Macchietto per educazione fisica, don Emilio Del Din per religione. Ricordo anche come insegnati supplenti la prof.ssa Kratter ( italiano storia e geografia) e il prof. Nino Comis (educazione fisica).Per noi che provenivamo dalle elementari, abituati a relazionarci con un unico insegnante, il dover studiare a orari predeterminati con materie nuove e con professori che avevano stili d’insegnamento e caratteri diversi, penso sia stato per tutti un salto di qualità nell’ impegno scolastico e nello sforzo di adattamento alla nuova situazione. Come dicevo all’ inizio a Santo Stefano confluivano ragazzi e ragazze di tutta la vallata, quindi non mancavano conoscenze e amicizie con nuovi compagni/compagne, ma ci facevamo anche parecchi scherzi (tipo svitare e nascondere la parte superiore del campanello delle bicicletta) e sfottò vari ( caratteristici dell’ età adolescenziale ) su questo o quel compagno di classe, per via della borgata di provenienza o per il dialetto parlato, ( in molti casi con trascurabili differenza tra un paese ed un altro ) altre volte con una parlata prima sconosciuta, tipo il dialetto di Sappada che è un vero e proprio idioma di matrice tedesca. Per quanto riguarda il tragitto casa-scuola , chi abitava nei paesi vicini, con la bella stagione utilizzava la bicicletta, mentre nei mesi invernali ( allora a Santo Stefano erano assai frequenti temperature che raggiungevano i meno 20-22 gradi ) si ricorreva all’abbonamento alle corse delle corriere delle autolinee Carnia- Cadore. C’erano poi dei compagni o compagne dei paesi in quota, tipo Costalissoio,Costa, Danta, Costalta che scendevano a valle e risalivano ogni giorno a piedi. Chi abitava a Comelico Superiore o Sappada, data la distanza, si serviva tutto l’ anno della corriera. A mezzogiorno terminavano le lezioni del mattino, quindi si scendeva in mensa dove la sig.ra Ada Pellizzaroli ( il marito era disperso in Russia ) ci aveva preparato il pranzo. I piatti nei quali ci venivano serviti i pasti erano di latta ( l’ attuale comodità delle stoviglie in plastica era allora sconosciuta). Il menù più frequente era della pasta corta tipo rigatoni con il sugo al ragù, risotto, oppure dello spezzatino in umido con le patate , certe volte ci veniva servito il minestrone di fagioli e per finire il pasto non mancava mai una mela. Poi c’era l’ intervallo prima della ripresa pomeridiana e nelle fredde giornate invernali alcuni di noi si rifugiavano nell’ androne del municipio che era dotato di ottimo impianto di riscaldamento centralizzato. Nella stagione più calda si passeggiava nelle vie del paese, oppure si faceva un giro in bicicletta nei dintorni di Santo Stefano, molte volte andavamo in bici fino al primo ponte della lasta dove nelle vicinanze si trova un fortino militare, si entrava al buio nei lunghi corridoi illuminati solo dalla fioca luce che entrava dalle feritoie dei cannoni. Rispetto alle scuole elementari ci fu per ognuno di noi il primo approccio con una lingua straniera, il francese; ricordo i compiti in classe e gli errori di pronuncia nelle lettura  e traduzione dei testi o nella recita delle poesie. Poi c’erano la matematica e l’algebra , la fisica e la chimica, materie impegnative, con la risoluzione delle espressioni ricomprese tra le parentesi tonde,quadre e graffe. Nei mesi caldi (fine maggio e i primi di giugno) facevamo lezione con le finestre aperte e proprio sotto la scuola c’era un impianto di lavorazione ghiaia e sabbia estratte dal letto del Piave. Molte volte il rumore continuo e sempre di uguale intensità dei macchinario in funzione ci disturbava non poco nello svolgimento delle lezioni. La scuola allora non era dotata di una palestra vera e propria, quindi nei mesi invernali facevamo teoria in classe, ma con la buona stagione ci spostavamo all’ aria aperta nel cortile sottostante e alcune volte si andava a giocare a calcio al campo sportivo di Baiarde. Con il programma delle attività musicali del primo anno era stato costituito un coro di voci bianche e al temine dell’ anno scolastico presso il bar cinema “Piave” si era svolto un piccolo” festival “della canzone italiana con protagonisti-cantanti alcuni studenti/studentesse della scuola supportate dal coro. Uno dei momenti più attesi da noi giovanissimi studenti era la gita scolastica:un anno siamo andati a Padova a visitare la fiera campionaria e abbiamo mangiato alla trattoria “ Al Pero”, rinomato locale ancora in funzione almeno fino ad alcuni anni fa. Un’ altra volta siamo andati a visitare la  “Marzotto” di Valdagno (VI) ed in particolare il quartiere operaio con case e servizi a disposizione dei dipendenti dell’ azienda. Un'altra volta siamo andati a visitare la città di Trento con il castello del Buonconsiglio. Per le materie squisitamente professionali ricordo il metodo per la squadratura dei fogli per il disegno tecnico, le esercitazioni pratiche di falegnameria; del primo anno scolastico conservo ancora un appendi asciugamano in abete tinto con l’ olio lino, come si usava allora. Per la parte meccanica la mia  prima esercitazione fu la costruzione (con l’ ausilio della morsa) di un esagono con un filo di ferro del diametro di due millimetri nel quale le due estremità dovevano essere limate di modo che combaciassero perfettamente. Alla fine di ogni anno scolastico i lavori degli alunni (maschi o femmine) venivano messi in mostra nei locali della scuola dove si recavano in visita i genitori, i parenti o quanti volevano rendere “ omaggio” alle nostre realizzazioni pratiche. Questi sono alcuni personali “flash”“ retrodatati di oltre cinquanta anni sul polo scolastico di Santo Stefano che nel corso di questo lungo periodo ha visto incrementare non di poco la sua offerta di formazione scolastica ai giovani del Comelico- Sappada e del centro Cadore .

                                                                      
                                                                        Gian Antonio Casanova Fuga


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1 commento:

  1. Articolo pubblicato su LA CONQUISTA bollettino parrocchiale di Santo Stefano di Cadore

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